
sabato
Ambivalenza

lunedì

venerdì

sabato
Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che farlo davvero.
lunedì
You can fill my void
martedì
Il torpore dei sogni
Nervosa, probabilmente adirata. Ma non è lui il motivo della mia rabbia.
Ero furiosa con me stessa perchè incapace di spronarlo, di motivarlo. Di fargli fare un passo in una qualunque direzione.
Tante volte mi innervosiva il suo atteggiamento: la sua lentezza, il suo essere immobile di fronte alla vita, quell'essere quasi demotivato, mal si accoppia con la persona carica di interessi e di conoscenze che io vedevo in lui. Aveva insite in sè forti contraddizioni: da un lato la sua pacatezza nei movimenti, nelle azioni, nelle più semplici decisioni; d'altra parte il suo carattere irascibile e istintivo, che lasciava trasparire la sua rabbia, la sua indignazione, un modo di esprimersi forte e deciso, che io non ho mai saputo tirar fuori.
Come altre volte mi era capitato, di fronte ad una persona che amo, mi sono sentita inerme e inutile. Non ho mai saputo accettare l'impossibilità di fare qualcosa, la mia incapacità di porgere sulla sua mano una soluzione tangibile. Oltre a mille parole.
Tuttavia, probabilmente, nemmeno lui sapeva quali fossero le risposte di cui aveva bisogno.
Era solito stare lì, immobile, ad aspettare che le cose lo prendessero a sè, come se il s
olo provare a prenderle fosse un'ambizione troppo grande. Lui stava lì, semplicemente di fronte, ad aspettare che esse lo attraversassero, che lo pervadessero completamente.Spinto dall'inerzia del proprio animo poteva condurre i viaggi più impensati, trasportato dalla quiete dei suoi pensieri.
Ho chiuso quella porta alle mie spalle, ma solo per oggi.
Per lasciarlo libero di sfrecciare coi capelli all'aria nel torpore dei suoi sogni.
giovedì
dialogo ovattato

Lesbia: "Ehi! Ti sei ripresa da quell'orrendo mal di testa di cui mi hai accennato ieri pomeriggio?"
Clodia: "No, in realtà mi ha continuato ad infastidire fino a questa mattina. Ieri sera ero con le mie amiche e mi sembrava di essere in una dimensione parallela, mi sembrava di guardare la televisione!"
Lesbia: "Ma in che senso?"
Clodia: "Ero lì, immobile, estraniata dal mio malessere, ammutolita. Non partecipavo alle loro risate, alle loro parole, ero inerme, offuscata, assente. Sentivo i loro discorsi, provavo delle emozioni ed avevo delle opinioni, ma restavano tutte per me. Ero ammutolita."
Lesbia: "Non è strano, se non stavi bene, poi coi tuoi mal di testa di certo non si scherza. Sei forte di fronte qualsiasi cosa, ma coi mal di testa non si scherza. E' come un nemico inatteso che ti viene a trovare ogni tanto."
Clodia: "E' strano perché questa volta mi ha tirato fuori quel che ho dentro. Ha reso concreta una sensazione che avverto negli ultimi giorni. Un sentirmi lontana e anche un pò vuota, non so perché. Sto facendo scorrere le ultime giornate, con una rassegnata noncuranza. Alla mattina sono stanca, al pomeriggio sto in casa, non riempio il tempo come sono solita fare, correndo da una parte all’altra. Sto semplicemente in compagnia di me stessa. Ed è strano.”
Lesbia: “Non è poi così strano, ogni tanto, aver bisogno di avere un po’ di tempo tutto per sé. Non è strano ricercare la propria tranquillità e serenità.”
Clodia: “Non so se sia proprio un prendere tempo per me. Mi sento un po’ estranea a tutto, mi sento fredda e lontana. Per questo ti dicevo che era un po’ come guardare la televisione. Non sono mai stata così, normalmente sono io che cerco le mie amiche, dico loro il mio parere sui racconti che mi fanno, do loro un appoggio o lo cerco in loro. Forse perché è da un po’ che non mi faccio un sano pianto.”
Lesbia: “Forse è da tanto tempo che avevi bisogno di un momento tuo, e non te ne riuscivi ad accorgere. Eccolo qua, goditelo, gestiscitelo. Tienilo tutto per te. Ricorda che le persone a cui vuoi bene potranno capire. Chi hai attorno si fa molti meno problemi a prendersi i propri spazi, a ritagliarsi un luogo proprio, a risponderti come si sente di risponderti, di quanto tu non abbia mai fatto. Senza essere stronzi, senza cattiveria, ma semplicemente cercando ciò che li fa stare bene.
Dovresti tenerlo a mente anche tu, non credi?”
Clodia: “Si, dovrei.”
The more I think, the less I see
when I'm able to walk
I'm queen of my world
I let it rain on my skin
I don't let myself down
I don't let myself down
I feel closer to the clouds
I'm touching all the highest leaves
on topo of the trees
It's my desire's release
we let it rain on our skin
you're holding my hand
domenica
pazzie in collina

Non sono mai abbastanza previdente.
Avevo organizzato tutto. Un gruppo di amici, salsiccia, fuoco, ettolitri di vino e birra. Gruppo ormai testato, dal tempo, dalle esperienze e dalle risate, più qualche nuova entrata, chi più simpatico e chi a modo suo particolare. I componenti, ormai legati da ricordi ed incontri sporadici, serbavano dentro l'impronta di certe esperienze che non può essere cancellata nemmeno dalla lontananza.
Tuttavia non tutto era stato calcolato.
Non avevo considerato la pazzia che contraddistingue il gruppo. Che ormai in realtà contraddistingue solo una parte di loro.
Così al ritorno dalla serata, che si era verificata girare più facilmente del previsto, le cose avevano preso un corso inaspettato. Forse in memoria delle avventure trascorse insieme, dei beach volley alle sette della mattina, dopo una serata infinita in discoteca, delle dormite in spiaggia pur di non tornare a casa, delle volte che si è rimasti chiusi nel parco. Memore di tutto ciò, o ancora animato dallo stesso spirito sbarazzino, Ezio aveva deciso inaspettatamente di non segure la strada giusta, la strada convenzionata, ma di provarne una di sua iniziativa, una nuova. Siamo saliti fino in cima al colle, fino quando più avanti non si può proprio andare, e mentre stavamo scendendo, fra le pozze che ci bagnavano il vetro e ci impedivano di vedere e fra le risate, una ruota si è affondata nel fango e la macchina si è riutrovata in una posizione alquanto insolita.
Il resto, i tentativi di sistemare le cose, gli amici che ci vengono a riprendere, noi che raccontiamo l'accaduto, sono elementi della storia che evito di citare. La cosa strana è che non ho avuto paura. Ero pazza, ero carica, ero incoscente, ed è stato bello esserlo, è stato divertente esserlo.
giovedì
addio

martedì

ti scrivo d'oltre mare, dalla bella e ridente Barcellona, oggi che è il tuo compleanno. Sono lontana, sono scappata via. Via da tutto, dalla mia casa, da quell'utero che mi teneva stretta da più di ventanni. Non che non mi piacesse, questo no, ma a volte quando si è stretti e sicuri è difficile crescere, è difficile prendere il volo, è difficile anche solo sapere dove si vuole andare e chi si vuole essere in quel nido. Quel nido dove tu, amorevolmente per anni mi hai imbeccato.
Era tutto perfetto, anzi è, perchè sono sicura che è ancora così, immobile uguale, gli stessi discorsi, gli stessi movimenti, i medesimi commenti. Tutto sarà sempre così, tutto continuerà sicuramente a muoversi uguale. Ne sono certa.
Ma non lo dico in senso negativo, non fraintendermi, io lo trovo stupendo, e solo vedervi lì insieme a pranzare, o sul divano dopo pranzo, le discussioni, i silenzi, le risate, così come le mie amiche che si incontrano per un caffè, si raccontano le novità, si arrabbiano per piccole incomprensioni: tutto bellissimo, mi regala felicità il solo pensarci.
Purtroppo tutto ciò non può essere per sempre, non potevo restare per sempre fra parole e risate, fra silenzi e litigi. Dovevo andare, andare verso me stessa. O alla ricerca di me stessa.
Così sono partita, così sono lontana. E da qua vivo la mia vita e la ricerco giorno dopo giorno.
In realtà le scelte che la vita ti impone mi hanno sempre infastidito e preoccupato, ma sono proprio loro a decidere e definire giorno dopo giorno chi finiremo con l'essere.
Questa esperienza che sto vivendo, che ho deciso di affrontare, con più o meno coraggio a seconda dei giorni e delle sfumature del cuore, sarà ed è fondamentale per me. Cerco me stessa, cerco di prendere forma, a poco a poco, crescendo, plasmandomi.
Volevo tu sapessi, però, proprio oggi che quel che sono è anche da dove vengo. Sono fiera di ciò che sto diventando, dei miei valori del mio modo di relazionarmi con gli altri; ma sono anche consapevole che quel che sono è determinato da quel che è stato, da chi mi ha istruito e cresciuto, da chi mi ha protetto con amore dal mondo esterno. Quel che sono dipende da te.
Per questo, proprio oggi sono qui per comunicarti il mio amore, la mia riconoscenza. Per dirti che anche se lontana sono sempre con te.
Un abbraccio, mia dolce mamma.
Con affetto!