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mercoledì

Siamo circo. Sarò Augusto.

«La nostra generazione attuale è un circo in cui i personaggi si dividono in 'augusti', clown e pubblico.
L'uomo panico è il clown; il cittadino che afferma una sola idea alla volta, cerca una sola soluzione per ogni problema e crede di 'essere', è l'augusto; l'immensa massa di sfaccendati inerti è il pubblico. Tuttavia ogni pubblico è un 'augusto' in potenza e ogni 'augusto' può evolversi in clown perché il mondo è panico.»

A.Jodorowsky

martedì



Sorrido, di tanto in tanto.
Ricordo il detto e poi il non detto.
E di questo sorrido.

Penso alla gioia dei momenti
all'irrequietezza di una bambina
che ancora era istinto e azione,

Getto lacrime pesanti
e custodisco in me il loro inconfondibile sapore.

Come una naufraga, nuoto fino a riva
pronta a ricominciare.

Vivo.

mercoledì



















Maledetto Chiodo fisso.
Attaccato alla testa,
quasi fosse una sanguisuga
impedisce di pensare in modo consapevole.

La dipendenza dalle presunzioni
non permette di agire in modo invulnerabile.
Ci sarà odore di cerino spento
senza che nessuna fiamma sia mai stata accesa.

domenica

Solo perché scrivendo tutto si schiarisce.
Come le nuvole che se ne vanno dopo una pioggia estiva.

Il cordone ombelicale è ormai reciso.
La meticolosa cura non è stata sufficiente.

Perché le cose accadono quando devono,
oppure si spengono come cerini.

Ora si tratta solo di ristabilire l'equilibrio.
E tutto avrà - di nuovo -
lo splendido profumo dell'erba appena tagliata.

Lesbia

mercoledì

Incubatori Culturali

L’incubatore culturale stimola l’esperienza stessa, non la saccheggia, la rende fertile, sinergica, cooperativa, aperta, fiduciosa. Il coinvolgimento diretto del pubblico, soprattutto nel caso di un evento musicale, è fondamentale affinché il prodotto culturale, la musica, possa avere un senso e veicolare il suo messaggio. L’economia delle esperienze e il concetto di co-produzione del valore non considerano il pubblico semplicemente come destinatario del prodotto, ma come soggetto che attivamente partecipa alla co-realizzazione e co-progettazione dell’avvenimento ed i soggetti che vi prendono parte diventano in modo democratico parte attiva della costruzione di significato.
Il tema delle relazioni e del rapporto con i propri pubblici di riferimento è una delle sfide portanti ed ineludibili delle organizzazioni culturali per il presente e l’immediato futuro. In un mondo sempre più piccolo, dove i famosi “sei gradi di separazione” potrebbero essersi ridotti per effetto dell’evoluzione di mezzi, strumenti e logiche di comunicazione, focalizzarsi sulla qualità delle relazioni assume una priorità strategica per le organizzazioni culturali e comporta un cambio della cultura gestionale interna, restituendo nuova linfa e probabilmente un senso nuovo al loro agire.

martedì

La neve copre ogni cosa

Cara Clodia,

sono tornata in Patria e tu non ci sei. Sei sola a cercare di costruirti un futuro, in una città che non sei certa di volere fino in fondo.
Fuori nevica. Vengo dalla mite Barcellona e mi ritrovo in una Romagna immobile ed immobilizzata. So che puoi capirmi, ogni tuo ritorno avrà questo sapore.
Qui tutto scorre, come ci è sempre piaciuto che scorresse, come ben pensiamo quando la ricordiamo, le persone sono qui e fanno cose, con o senza di noi. Tuttavia è sempre più difficile, ritornando, trovare un proprio posto, una collocazione, un equilibrio, ormai rotto e spezzato dai cambiamenti.

La neve con un sussurro scende. Ricopre tutto, inesorabile, incurante di cosa o di come.
E tu sarai capace di coprire ogni cosa? Di sotterrare ogni delusione o aspettativa mancata, di far tornare alla luce la tua determinazione assopita e scalfita dall'attesa?
Questa tua continua mania di farti dire dagli altri come stai, come ti vedono e, se possibile, cosa credono tu debba fare; ma lo sai bene che nessuno sa vederti dentro come potresti fare tu stessa. Ad ogni modo, se è questo che vuoi, eccomi qui.
Sei triste Clodia, malinconica e insoddisfatta da oramai troppo tempo. Non sai andarti a prendere la felicità perchè forse stenti a capire cosa possa essere. La posticipi e con essa la tua vita, che tieni chiusa in una parentesi, in un non luogo in cui vivi, ti muovi e fai passare il tempo. Cerchi leggerezza, ottimismo, serenità, ma sono da trovare in ogni giorno, in ogni persona, in ogni luogo.
Sei come un'estranea, una spettatrice. Sei come quando si sta di fronte una splendida nevicata.
Sono qui, nella mia grande casa in mezzo al nulla e osservo lo splendido spettacolo che sa essere la natura. Chilometri percorsi e città esplorate, per ritornare al cospetto della natura e della sua bellezza.
Cara amica mia, smetti di contemplare e di lagnarti. Non c'è bisogno di guardare troppo avanti, a parer mio lo fai solo per non pensare all'oggi, ai doveri e per rimandare, come sei solita fare. Quello che hai costruito, le scelte, le strade che hai preso, sono frutto del tuo impegno e la risposta alle tue volontà.

Per cui, poche storie, apri la porta e ricomincia a correre!

Lesbia

lunedì

Un messaggio in bottiglia


Era una ragazza qualunque. Si aggirava per il mondo senza neppure la pretesa di farlo.
Anche quel giorno il suo unico intento era quello di passare attraverso a quelle terre, che l'avrebbero riportata a casa.
Come un rito che si consuma da tanto tempo, sarebbe salita su quel treno, avrebbe occupato il suo posto, avrebbe aspettato il solito avviso di ritardo.
Si sarebbe persa nei racconti del libro del momento, cullata dalle parole e dalle pagine che si susseguivano una accanto all'altra, con la segreta speranza di essere in grado un giorno di leggersi sulla carta. Dato che leggersi dentro a volte le era troppo difficile.
Come tante altre volte, accompagnata dalla colonna sonora del suo viaggio avrebbe guardato fuori dal finestrino, avrebbe immaginato le vite della gente che le stava intorno, con la consapevolezza che la sua non fosse altro che una delle tante.
E d'un tratto sarebbe caduta in un dolce sonno.

Tuttavia quel giorno, al suo risveglio, un foglietto stava sul suo tavolino.

Una bellezza strana...
incomprensibile...

non urlata, ma raccontata...

Timido, oggi più che mai.

Magari poterti riincontrare,

anche solo per felicitare i miei occhi...

Probabilmente era una semplice frase rivolta ad una ragazza qualunque, in un giorno qualsiasi, oppure era proprio ispirato a lei ed al suo modo di essere quello che era, senza tante pretese. Questo non importava perchè in quel particolare giorno, Lesbia poteva aggiungere ai gesti soliti del suo viaggio anche un tenero sorriso. Non conquistato, non lusingato, non sedotto da colui che aveva composto quel messaggio: il suo fine o il suo numero di telefono non erano importante. Era un sorriso stupito, sorpreso che qualcun altro le potesse dire qualcosa di lei, che si potesse essere accorto con un solo sguardo della sua fragilità, della sua semplicità e forse anche della sua bellezza.
Più di quanto lei se ne potesse convincere in tutti i giorni della sua vita.
Proprio in un giorno in cui si sentiva così vuota e pessimista nei confronti della sua vita.

mercoledì

Parole per l'anima

Pensieri confusi,
come acrobati affollano la mia mente,
le mie membra, i miei gesti impacciati.
Nuovamente mi muovo a rilento,
spaventata e smarrita,
senza una plausibile motivazione.

La volontà di progettare
è in conflitto con la necessità di leggerezza,
le due si scontrano e si incontrano,
senza trovare un equilibrio stabile.

Resto qui atterrita,
ancora immobile,
fiduciosa nel domani,
sicura dell'essenziale
che custodisco nel mio cuore.

Lesbia

domenica

Momenti bui

(Foto di Morgan)

Lesbia è lontana stanotte. E’ lontana da tutti, come al solito, come sempre. Ma la sua lontananza in questa triste serata non è solo fisica e chilometrica.
Seduta sul terrazzo del suo piso, fuma una sigaretta avvolta in una coperta, vista l’aria della serata particolarmente ventilata; guarda oltre la ringhiera e si sente perduta, isolata, ma soprattutto sola.
Ormai sa di non dover dar peso a queste sue repentine sensazioni che le intrappolano il cuore. Tuttavia non può fare a meno di pensare. Non ne può davvero fare a meno.
Come si fa a non pensare? C’è chi ci riesce, c’è chi sa azzerare il cervello, riempirselo di futili bugie oppure semplicemente sa seriamente lasciarsi andare, mettersi in pausa, in attesa di momenti migliori.
Ma a lei nessuno le ha insegnato farlo.
Quando entra in questi momenti la sua mente comincia a divagare senza tregua.
Ha provato a chiedersi come sia possibile sentirsi sola, con le mille persone che le stanno accanto, con i tanti abbracci che le fanno sentire il loro affetto. Eppure, questo è quanto. In questi momenti si sente come se tutti le fossero davvero distanti, come se nessuno sapesse realmente guardarle dentro, capire che è nel suo buio e tirarla fuori. Chissà poi se potrebbe veramente riuscirci.
Pur volendosi convincere di essere un amante dei momenti di solitudine, dell’essere sola con se stessa e doversi gestire i suoi spazi e i suoi tempi, purtroppo finisce sempre con l’esserne inghiottita.

Tuttavia questa non è altro che una triste notte, e il sole che riscalderà la città domani saprà certamente sistemare tutto.

Anche i suoi momenti bui.

venerdì

Lettera a un amico

Caro Ettore,
da tanti anni ti scrivo lettere, da tanti anni relego il mio affetto a queste occasioni salienti.
Ora che sono lontana non sono più un foglio nascosto in un buffo pacchetto, non sono più un’esplicitazione dei miei sguardi e dei miei abbracci. Ora non ci sono sguardi o abbracci. Sono qua nella soleggiata Spagna, e il mio unico rapporto con quella che ero sono i miei scritti.
Il turbinio degli eventi ci ha sempre allontanato ed avvicinato a suo piacimento, senza neppure che ne potessimo avere una reale coscienza, senza essere una nostra scelta ponderata. Era la vita che sceglievamo che talora ci faceva incontrare, altre volte ci portava lontani.
Anche se, pur essendo lontani, non ricordo di essermi mai sentita, o voluta sentire, realmente lontana da te. Tuttavia vorrei evitare per una volta lunghi monologhi su quanto il nostro rapporto sia o non sia unito, stupendo ed unico.
Oggi vorrei tu sapessi quanto io ti veda una persona infinitamente speciale. Fin dal primo momento lo sei stato, perché tu sei speciale dentro, nell’anima, nel tuo profondo modo di essere, sei per me unico al mondo, come un tempo fu un bambino per una volpe. Sei un grande albero, che fa dei suoi rami la sua forza, delle sue radici il suo nutrimento, delle sue foglie la sua prole da proteggere e sostenere. Sei come un albero cavo che ha dentro un mondo da proteggere, un prezioso tesoro che tieni dentro e che ogni tanto decidi di mostrare.
Ti abbraccio stretto, proprio per questo.

Lesbia











Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,

vedendo molte lune passare,

gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.

Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.
Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra
amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro
li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre
radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano
per caso.


A.A.A. EVITARE LESBIA

Sconvolta e senza parole la povera Lesbia.
Non sapeva neanche lei se essere abbattuta o arrabbiata, se prendersela con qualcuno o restare da parte rassegnata. Quel che aveva visto l’aveva davvero atterrita.
Era appena tornata da una passeggiata nei verdi prati della sua città natale, per i vicoli del centro, in questo prolungamento della sue vacanze di Pasqua; in quell’aria che respirava riscopriva tutti gli odori di un tempo, con nostalgia e tenerezza. Tutto era perfetto. Tuttavia tutto d’un tratto aveva notato dei cartelli affissi sui semafori, sui palazzi che la circondavano, nel bar dov’era cresciuta. Essi avevano scritto: “A.A.A. EVITARE LESBIA”.
Non poteva crederci, non poteva credere ai suoi occhi.
Chi poteva aver pensato ad una tale cattiveria. Chi poteva pretendere che lei, che ormai era lontana, che ormai abitava lontano da tutto e da tutti, che ormai aveva la sua vita, una nuova vita, il suo amore, un nuovo amore, se ne stesse lontana dai suoi più cari amici, dalle persone con cui era cresciuta. Chi poteva pretendere che lei stesse lontana da tutti anche nei pochi giorni che aveva per vederli.
Non sapeva se avercela con colui che aveva anche solo pensato a questo cartello, a colui che in un certo senso la temeva. Colui che forse non era ancora in grado di metterla da parte, di considerare la sua vita indipendente da lei, ma non evitando di parlarle o di chiederle come stesse, bensì non considerandola un problema. Probabilmente doveva preoccuparsi più di se stesso e dei suoi sentimenti, doveva far sentire alla nuova persona che aveva a fianco quella sicurezza di cui una ragazza ha davvero bisogno.
Non sapeva se avercela, invece, col suo amico di tante risate che invece che parlarle di questo problema, aveva preferito affiggere questi orribili cartelli.

Forse preferiva non avercela con nessuno, aveva voglia di tornare alla sua vita lontana, alla sua nuova vita. Aver a che fare solo con se stessa. Era felice lei, era tranquilla, non c’era bisogno di evitarla, perché lei non voleva creare nessun scompiglio. Voleva solo stare con le persone a cui da tempo voleva bene, vederli crescere, sentire i loro racconti, ridere con loro.
Niente di più.

mercoledì

perdersi in un abbraccio


Le era corso incontro, come tante altre volte, aprendo le braccia e stringendola forte a se. Come se un abbraccio potesse trasmettere tutto, come se potesse dire tutto. Tuttavia lunedì sera a questo abbraccio era seguito un lungo, lungo monologo, fiumi di parole soffocate da anni.
“Non mi capacito di come io abbia potuto restare tutto questo tempo lontano da te, non sentirti, non camminare al tuo fianco, non raccontarti chi sono e quel che ho dentro, ed ascoltarti, ascoltarti per ore. Non capisco come sia possibile. Forse è accaduto quando ho scoperto di essermi innamorato di te, sensazione che nello stesso istante mi ha dato la consapevolezza di dover scappare. Non potevamo, non potevamo assecondare questa passione, non sapevamo neanche dove ci avrebbe portato, magari non sarebbe stato altro che un rovinare tutto, rovinare la nostra stupenda amicizia, probabilmente non avrebbe fatto altro che allontanarci. Ho preferito ancorarmi all’ipotesi che stessi semplicemente fraintendendo la nostra amicizia, che la nostra intesa e sintonia mi avesse fatto prendere un abbaglio, ma non potesse essere nulla di più. Ma ora sono qui, sono lucido, ho ripreso in mano la mia vita, i miei sentimenti, faccio le cose con coscienza e non più all’interno di un turbine impetuoso. Anche se questo mio discorso non può sembrar altro che un turbine impetuoso…”
Lesbia fu in grado solo di rispondere a tutto ciò: “Dov’eri?”
I suoi occhi si gonfiarono di lacrime, fin quando non seppe più trattenerle, ed irrigarono il sui viso. In un insieme di stupore, attesa di un momento ormai nemmeno più sperato, felicità e amore. Ovviamente amore. L’amore che ormai da tanto tempo attendeva, quell’amore vero e sincero; un’amore di cui anch’essa aveva avuto dei dubbi, delle titubanze, ma che guardandosi dentro non poteva sentire più indelebile e sicuro.
“Ero lontano, non ero in me, mi facevo dominare dalle cose, dagli avvenimenti, dagli impegni e dai cambiamenti, senza pensare a perché avvenissero, da cosa e da chi fossero dettati. Ti chiedo scusa. Così facendo ho messo da parte non solo i miei sentimenti per te, ma anche la nostra amicizia, la nostra stupenda sintonia. Ti avevo di fronte, mi raccontavo a te, ma i miei discorsi erano vuoti, privi di passione, di partecipazione. Non so come ho potuto pensare di farti pensare che quello fossi io, proprio tu che mi conosci così bene. Ma ogni nostro incontro, con me così lontano, così assente, e tu così vera e trasparente, mi rendevo conto di che stupenda persona tu fossi.”
Per quella sera era troppo. Per quella sera era già semplicemente stupendo. Per quella sera poteva bastare un abbraccio.
E come sempre Lesbia, con quell’abbraccio, poteva dirgli tutto ciò che aveva dentro.

martedì



Cara mamma,
ti scrivo d'oltre mare, dalla bella e ridente Barcellona, oggi che è il tuo compleanno. Sono lontana, sono scappata via. Via da tutto, dalla mia casa, da quell'utero che mi teneva stretta da più di ventanni. Non che non mi piacesse, questo no, ma a volte quando si è stretti e sicuri è difficile crescere, è difficile prendere il volo, è difficile anche solo sapere dove si vuole andare e chi si vuole essere in quel nido. Quel nido dove tu, amorevolmente per anni mi hai imbeccato.
Era tutto perfetto, anzi è, perchè sono sicura che è ancora così, immobile uguale, gli stessi discorsi, gli stessi movimenti, i medesimi commenti. Tutto sarà sempre così, tutto continuerà sicuramente a muoversi uguale. Ne sono certa.
Ma non lo dico in senso negativo, non fraintendermi, io lo trovo stupendo, e solo vedervi lì insieme a pranzare, o sul divano dopo pranzo, le discussioni, i silenzi, le risate, così come le mie amiche che si incontrano per un caffè, si raccontano le novità, si arrabbiano per piccole incomprensioni: tutto bellissimo, mi regala felicità il solo pensarci.
Purtroppo tutto ciò non può essere per sempre, non potevo restare per sempre fra parole e risate, fra silenzi e litigi. Dovevo andare, andare verso me stessa. O alla ricerca di me stessa.
Così sono partita, così sono lontana. E da qua vivo la mia vita e la ricerco giorno dopo giorno.
In realtà le scelte che la vita ti impone mi hanno sempre infastidito e preoccupato, ma sono proprio loro a decidere e definire giorno dopo giorno chi finiremo con l'essere.
Questa esperienza che sto vivendo, che ho deciso di affrontare, con più o meno coraggio a seconda dei giorni e delle sfumature del cuore, sarà ed è fondamentale per me. Cerco me stessa, cerco di prendere forma, a poco a poco, crescendo, plasmandomi.
Volevo tu sapessi, però, proprio oggi che quel che sono è anche da dove vengo. Sono fiera di ciò che sto diventando, dei miei valori del mio modo di relazionarmi con gli altri; ma sono anche consapevole che quel che sono è determinato da quel che è stato, da chi mi ha istruito e cresciuto, da chi mi ha protetto con amore dal mondo esterno. Quel che sono dipende da te.
Per questo, proprio oggi sono qui per comunicarti il mio amore, la mia riconoscenza. Per dirti che anche se lontana sono sempre con te.
Un abbraccio, mia dolce mamma.

Con affetto!

Lesbia

Poesie appese a un filo



"Tienimi nascosta ancora un pò,

oggi mi sento infinitamente delicata.
Sospesa, fragile e leggera."


Lesbia è una poetessa, o meglio, è così che le piace definirsi nel calore dei suoi pensieri, nei suoi sogni, nei momenti in cui si osserva come se fosse fuori da sé stessa, e si vede recarsi in libreria e trovare sugli scaffali i suoi saggi e le sue poesie finemente rilegate in una raccolta. In quel caso si, sarebbe una poetessa.
Nella realtà, nella vita di tutti i giorni, lei ama scrivere piccole poesie, piccole frasi, brevi racconti. Purtroppo questi suoi scritti non fanno che restare solo per lei, e per quelle pagine che affannosamente riempie. Forse per la troppa paura, forse perché prende poco sul serio questa sua attività per quanto riguarda il futuro, che è invece fatto, come tutti le continuavano a ripetere, di lavoro concreto, di guadagni, e non di sogni e parole in aria. Forse perché non si sente all’altezza dell’impegno, non si sente abbastanza brava, abbastanza corretta, nonostante tutti non facciano che ripeterle quanto siano belle le cose che scrive.
In questo modo queste parole non fanno che diventare -semplicemente- uno strumento per fare il punto della situazione nella sua vita, in quel che diventa, in quel che prova o che inevitabilmente cambia.
Si forse non è altro che una sorta di diario, il semplice diario in cui da bambina si scrive tutto quel che accade, chi ti ha fatto perdere la testa, che è successo a scuola, chi ti ha sorriso o con quale amica hai litigato; quel diario che col passare degli anni diventa un tentativo di raccogliere i pensieri più preziosi, più profondi, più intimi.
Tuttavia per Lesbia non è solo questo.
Nelle sue pause pranzo, se il tempo lo consente, si siede nel verde Parc de la Ciutadella, a pochi passi dal negozietto d’abbigliamento in cui lavora, per pensare e scrivere ciò che ha dentro. Per questo ha deciso di partire, per poter seguire quel che sentiva di essere. Purtroppo però non riesce ad assecondare fino in fondo questa sua passione, nel tentare di pubblicare qualcosa, come continuamente la esorto a fare.
Le parole che getta sulle pagine bianche sono il suo unico modo di essere se stessa e per ritrovare se stessa. I suoi scritti sono un tentativo, mantenere un legame con suo padre, ormai lontano da anni, da quando decise di scappare e di prendersi la sua indipendenza. Lui per primo le aveva insegnato cosa fosse il silenzio, quel silenzio tanto profondo in cui riscoprire il lavorio degli ingranaggi dei pensieri; lui per primo nelle sue poche ed essenziali parole, l’aveva esortata fin da piccola a scrivere ogni qualunque cosa le passasse per la mente sul suo diario. Lui per primo, probabilmente, riusciva a vedere la luce che aveva dentro. La luce che la ispirava, quella luce che era un’arte per lei. La sua arte.

mercoledì

love tree unfinished



"love it's a tree with great fruits but full of hidden dangers, and leaves you with a weird taste".

Anche questa sera Lesbia è nuovamente riversa sulle pagine del suo quaderno di Kaos, raffigurante Amadel Bloesem, il quadro di Van Gogh del 1980. Pensa e scrive, pensa e piange, e non capisce che sia meglio fare.
L'intreccio di rami spogli che ama osservare le sembrano descrivere alla perfezione quello che le è appena capitato.
Perché i rapporti devono essere a volte così complicati? Perché si finisce sempre allo stesso punto? Incontra qualcuno, gli piace, si sente piacevolmente coinvolta e colpita, cominciano a frequentarsi e cominciano dei momenti di passione travolgente, inesauribile. Non pensa ad altro, ne è totalmente inghiottita, ma tuttavia, come sempre, questo si affievolisce, la passione e la necessità che essa rimanga presente, a poco a poco scompare; pur restando profondamente legata a questo suo amore, non riesce più a sentire partirgli da dentro, dal cuore, anche se non proprio dal cuore, quella voglia di lui. Ma questa volta non vuole caderci... Scapperà come ultimamente è solita fare, prima che l'inevitabile accada.
Ha già sbagliato una volta e non vuole ripetere i suoi errori, ha già creduto una volta che potesse bastare il suo profondo amore e la complicità tra lei e chi aveva di fronte, per restare felicemente insieme. Ma così non è stato e lui se n'è andato con una più carina, più sensuale e più facile. "Che stupida, che stupida! Credere che un uomo possa rimanere con una donna legato dalla complicità e dai sentimenti! Che stupida!” si ripete.
Infatti nonostante l’amore, la forte complicità, l’affetto che ogni giorno lei gli dimostrasse, la fedeltà che aveva nei suoi confronti,probabilmente, come formulava nei suoi pensieri, “una donna ha anche dei doveri quando sta con un uomo, e cioè far si che quell’impeto puramente fisico e essenzialmente animalesco sia placato e soddisfatto”.
Aveva fallito, il suo animo poetico non era bastato per legare a sé il suo amore, e lui se ne era andato, si era allontanato da lei, si era stancato di aspettare.
Così da allora non riusciva più ad innamorarsi, per paura di ritrovarsi di nuovo in quei discorsi, in quella lontananza fisica che è più necessaria di quanto lei un tempo credesse.

"L’amore è un intreccio di rami
dalle combinazioni incomprensibili e inaspettate
che possono ferire, far sognare e sorridere
per il loro fascino e la loro suggestione.

Dovrà capire perché questo accade, dovrà trovare il motivo, dovrà affrontare il problema, per riuscire a darsi tutta completamente quando nuovamente amerà.

Ma non ora.
Non stasera.