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martedì

La parte dentro al tutto

Percorro la strada e la strada si lascia percorrere.
Le strade sono vuote questa mattina e attraverso la città facilmente, come se niente fosse. Sovente questa grande città è incurante di ciò che le si muove dentro e con essa anche coloro che la muovono. La gente se ne frega di tu che passi e tu che vai, non importa a nessuno che tu abbia un impermeabile rosso e la terra sui calcagni, con un'astuzia sopraffina ti insinui tra le auto con maestria e senza indugio, se non vuoi essere perduto e additabile come lento soggetto forestiero. Solo nel momento in cui il tuo scorrere interferisce con lo scorrere veloce del vicino, gli altri alzano lo sguardo e ti considerano con una sonora e ruggente sonata di clacson.

Non cedo allo smarrimento, stamattina come sempre cercherò ciò che è familiare in una vasta gettata di cemento.
Nuovamente riscopro quell'abitudine, ed in un certo senso attitudine, che fin da bambina mi mi porta a suddividere anche gli spazi più grandi in piccole unità. E' solo l'unione di queste unità, se così possono essere definite, che crea l'intero.
Secondo questo banale principio ogni distanza è percorribile, ogni lontananza è accettabile. La suddivisione degli spazi avviene in primo luogo secondo un principio geografico o di riferimenti puramente territoriali - siano essi negozi, incroci, semafori, strade alberate, ponti d'autore, cartelli autostradali - ogni riferimento è di per sé un traguardo. Di riflesso spesso la colonna sonora di questi percorsi finisce per essere significativa. Come poi accade nella vita.

La città ci porta ad essere delle piccole unità indipendenti. Tuttavia solo in un tutto più vasto, spesso e volentieri, le parti acquistano senso.



lunedì

You can fill my void

Le azioni riempiono i momenti, le giornate, che diventano settimane e poi mesi.
Le persone colorano gli istanti, arricchiscono i rapporti e danno un senso aggiunto all'esistenza.
Una città senza tali incontri è una città senza colori.

Cammino tra la folla, tra i tram in fila uno dietro l'altro come bisce senza coda. Ascolto una musica che scaldi il cuore, spento e avvizzito dal caos, dalla routine e dalla stanchezza delle membra. Le persone ti attraversano come se fossi un qualcosa di trasparente, insistente.
Io proseguo nella mia strada fatta di impegni presi ed ambizioni da soddisfare, imparo, cambio e produco.
"Produrre, produrre, produrre!"
Pare essere il motto della città.
"Lavorare. lavorare. lavorare!"
Quello delle persone che la abitano.
Le persone sono martellate da questi canoni, dai ritmi incessanti e caotici, tanto che decidono di chiudersi nelle loro barricate, siano esse stanze, monolocali, tuguri o prigioni, l'importante è stare chiusi nel proprio individualismo. La gente nelle città scappa, si chiude nel proprio nido, non vuole scoprirsi e mostrarsi.
Non si può essere troppo fragili o sensibili in questo mondo, non si può restare feriti da veloci frasi, dette con poca importanza, senza peso e nessun riguardo. E io mi domando come potrò sopravvivere alla mia voglia di persone, di amore, di condivisione, che malelingue definiscono tendenza a colmare il male di solitudine.
La città offre tanto. La città ha in sé le mille declinazioni in cui prendere forma, la città ha un elenco sterminato di opportunità, opzioni e alternative. Tuttavia quello che ero resta impresso in me, nel mio continuo mutare, crescere e scegliere: resto qui speranzosa che questa sete sia colmata, che il bisogno sia soddisfatto.

E ad un tratto penso a te, che sai colmare ogni mio vuoto.