mercoledì
La rivoluzione
sabato
Opposti e contrari

E la solita voglia di essere migliore, che non trova una propria definizione? E' quell' insoddisfazione che spesso torna a farmi visita?
Pianifico cose, come al solito, penso e faccio lavorare la testa più del dovuto.
E in tutto ciò penso al mio lui. Tante volte specchio del mio animo, punto fondamentale con cui confrontarmi, sfogarmi e consolarmi. Altre volte muro inaccessibile da cui vorrei maggiori risposte, che vorrei infrangere e conoscere, il quale sa ferirmi e deludermi con piccoli gesti.
Vorrei essere imperturbabile, insensibile, non così vulnerabile. Ma per quale motivo dovrei ambire ad esserlo? Non lo sono forse divenuta anche troppo?
Vorrei non soffrire, per non dubitare, per non essere preoccupata.
Tuttavia questi forze che cerco di costruire in me stessa mi fanno perdere anche la forte gioia, l'allegria pura, la voglia di ridere sguaiatamente, di divertirmi senza freni e senza remore.
Probabilmente ogni esperienza segna la nostra vita irrimediabilmente. La mia è stata segnata anni fa ed ora non posso pretendere di essere quel che non sono, ormai sono divenuta anche gelosia, paura, dubbio, ma allo stesso tempo sono una persona più disillusa, meno dipendente e con la voglia di definire e disegnare la propria vita a proprio piacimento, cosa che un tempo stentavo a fare.
E così si torna ai contrasti, ai moti dell'animo tra loro convergenti che spesso si scontrano nella mia mente.
Sono una brava mediatrice.
Saprò farli coesistere pacificamente.
venerdì
Dare forma ai pensieri
Sono tante le parole che potrei. Da tanti giorni, tante ore, ormai mesi sono soffocate nel mio cuore, sono relegate a semplici pensieri. E non prendono forma.
Che cos’è, dunque, una lunga parentesi vuota? Un silenzioso sussurro senza fiato?
O è forse un’attesa… Attesa che il tempo passi, come poi è solito fare comunque e inesorabilmente, anche senza che gliene sia chiesta un’attuazione. Attesa che tutto ritorni, i momenti, i riti, gli sguardi. Attesa che ogni fase prenda corpo, che si materializzi, che possa essere poi successivamente elaborata.
Probabilmente col passare del tempo si diventa davvero bravi a costruire delle corazze che possano essere utilizzate a seconda delle necessità, e le debolezze, le incertezze, le paure o i malumori, non sono altro che volatili, passeggeri ed assolutamente gestibili.
Finisce che le parole, i racconti e i pensieri che potenzialmente potrebbero essere, rimangano soffocati dai fatti, dalle assenze, dalle lontananze.
Voglio sempre essere migliore di quel che sono e allo stesso tempo fingo di essere minore di quel che in fondo so di essere. Bisognerebbe essere più sinceri con se stessi, essere fragili quando si ha la necessità di esserlo, ed essere forti, quando non ha senso fingere di non valere nulla. Non si può fingere nemmeno a se stessi.
Una continua incertezza è la colonna sonora del mio percorso. L’incognita su che ne sarà di me, su cosa fare e cosa scegliere, su come fare e sull’esserne all’altezza; anche quando so che mi basterebbe farlo, l’incertezza continua a dominare i miei movimenti. Probabilmente starà in me, ogni istante, ad ogni passo, ridimensionarla, temprarla, dargli una forma che è più consona alle situazioni.
Per ora continuo a stare qui. Aggrappata alle mie certezze, che porto nel cuore, impegnata negli obiettivi prefissati, con la presunzione che il fissarne continuamente di nuovi non possa che migliorare le cose.
In attesa di quel che sarà, di quel che saprò disegnare, delle parentesi che di continuo si chiudono e si aprono.
martedì
Soletta
Triste e inconcludente si muoveva per le stanze vuote. Nessuno poteva sentirla, nessuno riusciva a vederla. Lo sapeva. Anche una sola presenza umana avrebbe potuto alleviare il suo umore.
A rilento pensava, svogliatamente faceva, come se ogni cosa non avesse importanza. Come se un semplice giorno avesse potuto spazzare via la sua serenità, quell’allegria che aveva caratterizzato le ultime settimane.
Gliel’avevano detto: “Sei triste vero?” E lei aveva negato. Non lo era veramente. Ma allora cos’era stato, un brutto presagio, o un commento di chi sapeva vederle dentro?
Ed ora era qui a fare i conti con quella stessa solitudine di un tempo. Come se nessun cambiamento fosse avvenuto, nessuna maturazione, crescita, come se non avesse ancora imparato a stare al mondo.
Da sola.
Tutti potevano invidiarla. Un’intera casa tutta per lei, non aveva catene, sarebbe potuta uscire, se solo l’avesse voluto, se avesse voluto voglia di farsi due passi. Eppure stentava, restava chiusa e protetta, come se quel luogo potesse proteggerla, potesse farla sentire in quella casa a cui oramai si era di nuovo abituata.
Ma lei se ne fregava degli altri. Aveva imparato a stare da sola, ma odiava le intere giornate. Lei non era una solitaria e non lo sarebbe mai stata. Necessitava di qualche ora tutta per sé ogni tanto, ma qualche ora era sufficiente. In compenso odiava mangiare da sola, le aveva sempre dato i nervi, odiava non poter parlare con nessuno, non fare una pausa caffè in compagnia.
lunedì
Un messaggio in bottiglia

Anche quel giorno il suo unico intento era quello di passare attraverso a quelle terre, che l'avrebbero riportata a casa.
Come un rito che si consuma da tanto tempo, sarebbe salita su quel treno, avrebbe occupato il suo posto, avrebbe aspettato il solito avviso di ritardo.
Si sarebbe persa nei racconti del libro del momento, cullata dalle parole e dalle pagine che si susseguivano una accanto all'altra, con la segreta speranza di essere in grado un giorno di leggersi sulla carta. Dato che leggersi dentro a volte le era troppo difficile.
Come tante altre volte, accompagnata dalla colonna sonora del suo viaggio avrebbe guardato fuori dal finestrino, avrebbe immaginato le vite della gente che le stava intorno, con la consapevolezza che la sua non fosse altro che una delle tante.
E d'un tratto sarebbe caduta in un dolce sonno.
Tuttavia quel giorno, al suo risveglio, un foglietto stava sul suo tavolino.
incomprensibile...
non urlata, ma raccontata...
Timido, oggi più che mai.
Magari poterti riincontrare,
anche solo per felicitare i miei occhi...
Più di quanto lei se ne potesse convincere in tutti i giorni della sua vita.
Proprio in un giorno in cui si sentiva così vuota e pessimista nei confronti della sua vita.
mercoledì
Un ragazzo dagli occhi brillanti

Era lì, disteso sul mio letto immerso in queste immagini a pensare a chissà cosa. Il suo sguardo era intenso e pareva carico di pensieri, ma più volte lo avevo interrogato su cosa stesse pensando, o cosa stesse guardando. Lui rispondeva nulla e io continuavo a chiedermi come fosse possibile.
Lui era Noé, il mio innamorato.
Non c'era da chiedersi troppo sul suo comportamento, sapeva essere tante volte estremamente contraddittorio: impegnato e corrucciato dai suoi pensieri, preferiva sempre non esporli e tirarli fuori, come se farlo volesse dire affrontarli e renderli una realtà; a volte pensava solo a lavorare, a guadagnare, ad accumulare, con incredibile maturità ed ammirabile impegno, altre stava immobile a far scorrere il suo tempo, come se lo stare a guardarlo fosse un modo per farlo restare immobile.
Improvvisamente mi ero ritrovata innamorata di lui. Un attimo prima eravamo a ridere e scherzare, a divertirci insieme come due compagni di scuola alle prime scorribande, a ballare fino alla mattina; un attimo dopo eravamo noi.
Eravamo noi fra gli amici, noi ad ascoltare i concerti o a berci una birra; eravamo noi ai fornelli o seduti nello stesso ristorante per delle sere di fila, in una piccola isola quasi fuori dalla nazione. Eravamo noi felici o a soffrire, negli errori, nei cambiamenti, nel crescere insieme.
Forse un giorno la vita ci avrebbe allontanato, forse un giorno lo faranno le nostre scelte o quel che saremo diventati; oppure cresceremo insieme e resteremo compatibili.
giovedì
Nessuno sa chi sono
Tuttavia non credo a quello che le mie orecchie a volte son costrette a sentire, da chi crede di volermi far sentire al top ed invece non fa altro che caricarmi di pesi che non voglio, non ammetto più di avere.
Ormai ho deciso e sono irremovibile. Credo che tante volte sia estremamente difficile giungere a determinate consapevolezze, che ora non ho nessuna intenzione di stare ad ascoltare certe ingiurie.
Sono conscia di non avere in tanti frangenti il carattere migliore del mondo, so di essere spesso scontrosa ed eccessivamente permalosa. Ma so di non essere egoista, so di non essere particolarmente gelosa. So di essere molto fortunata, ma credo anche di essere estremamente riconoscente e soprattutto rispettosa delle mie possibilità; credo anche di affrontarle con umiltà, sempre.
Per questo certe parole a volte mi feriscono enormemente. Forse non sempre sono volute, ma arrivano dentro e ci restano, purtroppo.

Questo messaggio sa dove dovrebbe arrivare.
Sono grata alla bambina che ero e alla ragazza che l'educazione che ho ricevuto ha saputo creare. Tante volte mi sento fiera di me e di quel che sono. Spero di non essere l'unica.
segnali indelebili

Gli indizi che trovo sul mio cammino sembrano ormai urlarmi che se voglio posso.
Teoria che continuo a ripetermi da tempo, senza però darle la credibilità che dovrei, o senza credere di potere realmente qualunque cosa io voglia. Ma se ci rifletto un attimo le uniche cose di cui non sono pienamente soddisfatta sono quelle in cui ho agito per paura, per timore di non potere di più. In cui ho abbassato le mie aspettative.
Allora credo sia venuto il momento di mettere tutta me stessa in quello che voglio. A volte è già difficile anche soltanto sapere quel che si vuole, che vale la pena mettercisi di impegno quando si hanno le idee chiare.
Quindi se questi segnali di cui prima parlavo sono lì davanti agli occhi, è arrivato il momento di muoversi per afferrare i propri obiettivi. E' arrivato il momento di correre, di essere quel maratoneta che sa guardare avanti senza il timore della distanza, di essere quel corridore sfrenato, incurante del pericolo. Non ha senso stare di fronte alla propria vita, starla a guardare, ci sarà tempo per farla. Ora è il momento di afferrarla e darle forma.
Per questo questa sera telefonerò a Lesbia e le comunicherò che sto arrivando.
lunedì
fuori dalla finestra
C'è un albero bellissimo davanti alla mia malinconica finestra. Un grade albero completamente verde. Di un verde carico di speranze, di sogni, di aspirazioni. Con un grosso tronco, carico di quel che è stato, quel che oramai è passato, ma che rimane indelebile ricordo di ciò che si è diventati. Senbra quasi urlare pace, in un turbinio di schiamazzi, di clacson furibondi e persone di corsa. Non accoglie nessuno la sua ombra, non c'è quasi spazio per un'ombra, in questa città di corsa. Somiglia a quell'albero in cui da babina io amavo andarmi a ranicchiare e confidare; come quell'enorme quercia meta delle mie passeggiate adolescenziali, ora lui è qui davanti alla mia finestra.In questo luogo in cui io scopro me stessa, forse non c'è nemmeno tanto tempo e spazio per trovarsi.
venerdì
A.A.A. EVITARE LESBIA
Sconvolta e senza parole la povera Lesbia.
Non sapeva neanche lei se essere abbattuta o arrabbiata, se prendersela con qualcuno o restare da parte rassegnata. Quel che aveva visto l’aveva davvero atterrita.
Era appena tornata da una passeggiata nei verdi prati della sua città natale, per i vicoli del centro, in questo prolungamento della sue vacanze di Pasqua; in quell’aria che respirava riscopriva tutti gli odori di un tempo, con nostalgia e tenerezza. Tutto era perfetto. Tuttavia tutto d’un tratto aveva notato dei cartelli affissi sui semafori, sui palazzi che la circondavano, nel bar dov’era cresciuta. Essi avevano scritto: “A.A.A. EVITARE LESBIA”.
Non poteva crederci, non poteva credere ai suoi occhi.
Chi poteva aver pensato ad una tale cattiveria. Chi poteva pretendere che lei, che ormai era lontana, che ormai abitava lontano da tutto e da tutti, che ormai aveva la sua vita, una nuova vita, il suo amore, un nuovo amore, se ne stesse lontana dai suoi più cari amici, dalle persone con cui era cresciuta. Chi poteva pretendere che lei stesse lontana da tutti anche nei pochi giorni che aveva per vederli.
Non sapeva se avercela con colui che aveva anche solo pensato a questo cartello, a colui che in un certo senso la temeva. Colui che forse non era ancora in grado di metterla da parte, di considerare la sua vita indipendente da lei, ma non evitando di parlarle o di chiederle come stesse, bensì non considerandola un problema. Probabilmente doveva preoccuparsi più di se stesso e dei suoi sentimenti, doveva far sentire alla nuova persona che aveva a fianco quella sicurezza di cui una ragazza ha davvero bisogno.
Non sapeva se avercela, invece, col suo amico di tante risate che invece che parlarle di questo problema, aveva preferito affiggere questi orribili cartelli.
Niente di più.
Apatia momentanea
Saranno probabilmente le emozioni trattenute, le lacrime bloccate, o anche i sorrisi dovuti, gli interessi eclissati, ma quella di Clodia è al momento una vera e propria apatia. Incapace di prendere possesso di se stessa, dei suoi sentimenti, si sente gelida e congelata, come il clima che negli ultimi giorni sta attenuando le speranze di sole e di una primavera prematura.martedì
Quello che sento
discutere
stringere i denti
sorridere
mentire infinitamente
dire e ridire inutilità
mostrare falsa e ipocrita serenità
quando le parole si ribellano
favole
fiumi, mari di perplessità
non c'è una ragione per non provare
quello che sento
dentro
un cielo immenso
dentro
quello che sento
ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero
oltre le vie chiuse in me
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero
potrei parlare
discutere
stringere i denti
sorridere
soffrire infinitamente
trovare un senso all'inutilità
mostrare falsa e ipocrita serenità
quando le parole si ribellano
favole
fiumi, mari di perplessità
non c'è una ragione per non provare
quello che sento
dentro
un cielo immenso
dentro
quello che sento
ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero
oltre le vie chiuse in me
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero
..a ciò che è vero
La libertà di essere se stessi.
