sabato
Mosca Bianca
lunedì
Un messaggio in bottiglia

Anche quel giorno il suo unico intento era quello di passare attraverso a quelle terre, che l'avrebbero riportata a casa.
Come un rito che si consuma da tanto tempo, sarebbe salita su quel treno, avrebbe occupato il suo posto, avrebbe aspettato il solito avviso di ritardo.
Si sarebbe persa nei racconti del libro del momento, cullata dalle parole e dalle pagine che si susseguivano una accanto all'altra, con la segreta speranza di essere in grado un giorno di leggersi sulla carta. Dato che leggersi dentro a volte le era troppo difficile.
Come tante altre volte, accompagnata dalla colonna sonora del suo viaggio avrebbe guardato fuori dal finestrino, avrebbe immaginato le vite della gente che le stava intorno, con la consapevolezza che la sua non fosse altro che una delle tante.
E d'un tratto sarebbe caduta in un dolce sonno.
Tuttavia quel giorno, al suo risveglio, un foglietto stava sul suo tavolino.
incomprensibile...
non urlata, ma raccontata...
Timido, oggi più che mai.
Magari poterti riincontrare,
anche solo per felicitare i miei occhi...
Più di quanto lei se ne potesse convincere in tutti i giorni della sua vita.
Proprio in un giorno in cui si sentiva così vuota e pessimista nei confronti della sua vita.
giovedì
Un amico ottomano

Ha la capacità di entrare nella vita di chi incontra con una trasparenza tutta di un bambino. Ti ascolta e si racconta, ma compone narrazioni che non hanno nulla di ordinario, tutto sono, tranne che consuete. Tuttavia anche a questi racconti sa dare colore come farebbe un bambino. Con semplicità e innocenza.
Lui rivela incontri rubati, passioni fugaci, amori promessi e altri non consentiti. E tu lo ascolti e cominci a conoscerlo.
Cosmopolita viaggiatore del mondo, dona se stesso incondizionatamente, ogni persona è per lui un amico, fosse anche per una sera, per un giorno o per un semplice incontro. Puoi rimanere stupito dalla gentilezza dei suoi gesti, dalla galanteria delle sue azioni. Per lui tutto ciò è scontato e naturale.
Nelle serate solitarie ascolta musica classica, in quiete e solitudine. E con acrobatiche evoluzioni compone i suoi quadri. In essi mette la sua arte, i suoi racconti la sua verità. Come Pollock lui si dimena, tira fuori se stesso e getta le sue emozioni sulla nuda tela.
Le sue composizioni sono solo per lui, per ancorarsi alla sua vita, alla sue esperienze, alla sua storia.
Le foto sono tratte dal sito di Fatih Merter.
venerdì
Lettera a un amico
Caro Ettore,
da tanti anni ti scrivo lettere, da tanti anni relego il mio affetto a queste occasioni salienti.
Ora che sono lontana non sono più un foglio nascosto in un buffo pacchetto, non sono più un’esplicitazione dei miei sguardi e dei miei abbracci. Ora non ci sono sguardi o abbracci. Sono qua nella soleggiata Spagna, e il mio unico rapporto con quella che ero sono i miei scritti.
Il turbinio degli eventi ci ha sempre allontanato ed avvicinato a suo piacimento, senza neppure che ne potessimo avere una reale coscienza, senza essere una nostra scelta ponderata. Era la vita che sceglievamo che talora ci faceva incontrare, altre volte ci portava lontani.
Anche se, pur essendo lontani, non ricordo di essermi mai sentita, o voluta sentire, realmente lontana da te. Tuttavia vorrei evitare per una volta lunghi monologhi su quanto il nostro rapporto sia o non sia unito, stupendo ed unico.
Oggi vorrei tu sapessi quanto io ti veda una persona infinitamente speciale. Fin dal primo momento lo sei stato, perché tu sei speciale dentro, nell’anima, nel tuo profondo modo di essere, sei per me unico al mondo, come un tempo fu un bambino per una volpe. Sei un grande albero, che fa dei suoi rami la sua forza, delle sue radici il suo nutrimento, delle sue foglie la sua prole da proteggere e sostenere. Sei come un albero cavo che ha dentro un mondo da proteggere, un prezioso tesoro che tieni dentro e che ogni tanto decidi di mostrare.
Ti abbraccio stretto, proprio per questo.
Lesbia
Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.
Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra
amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro
li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre
radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano
per caso.
mercoledì
perdersi in un abbraccio

Le era corso incontro, come tante altre volte, aprendo le braccia e stringendola forte a se. Come se un abbraccio potesse trasmettere tutto, come se potesse dire tutto.
“Non mi capacito di come io abbia potuto restare tutto questo tempo lontano da te, non sentirti, non camminare al tuo fianco, non raccontarti chi sono e quel che ho dentro, ed ascoltarti, ascoltarti per ore. Non capisco come sia possibile.
Lesbia fu in grado solo di rispondere a tutto ciò: “Dov’eri?”
I suoi occhi si gonfiarono di lacrime, fin quando non seppe più trattenerle, ed irrigarono il sui viso. In un insieme di stupore, attesa di un momento ormai nemmeno più sperato, felicità e amore. Ovviamente amore. L’amore che ormai da tanto tempo attendeva, quell’amore vero e sincero; un’amore di cui anch’essa aveva avuto dei dubbi, delle titubanze, ma che guardandosi dentro non poteva sentire più indelebile e sicuro.
“Ero lontano, non ero in me, mi facevo dominare dalle cose, dagli avvenimenti, dagli impegni e dai cambiamenti, senza pensare a perché avvenissero, da cosa e da chi fossero dettati. Ti chiedo scusa. Così facendo ho messo da parte non solo i miei sentimenti per te, ma anche la nostra amicizia, la nostra stupenda sintonia. Ti avevo di fronte, mi raccontavo a te, ma i miei discorsi erano vuoti, privi di passione, di partecipazione.
Per quella sera era troppo. Per quella sera era già semplicemente stupendo. Per quella sera poteva bastare un abbraccio.
E come sempre Lesbia, con quell’abbraccio, poteva dirgli tutto ciò che aveva dentro.
martedì
Poesie appese a un filo

"Tienimi nascosta ancora un pò,
oggi mi sento infinitamente delicata.
Sospesa, fragile e leggera."
Nella realtà, nella vita di tutti i giorni, lei ama scrivere piccole poesie, piccole frasi, brevi racconti. Purtroppo questi suoi scritti non fanno che restare solo per lei, e per quelle pagine che affannosamente riempie. Forse per la troppa paura, forse perché prende poco sul serio questa sua attività per quanto riguarda il futuro, che è invece fatto, come tutti le continuavano a ripetere, di lavoro concreto, di guadagni, e non di sogni e parole in aria. Forse perché non si sente all’altezza dell’impegno, non si sente abbastanza brava, abbastanza corretta, nonostante tutti non facciano che ripeterle quanto siano belle le cose che scrive.
In questo modo queste parole non fanno che diventare -semplicemente- uno strumento per fare il punto della situazione nella sua vita, in quel che diventa, in quel che prova o che inevitabilmente cambia.
Si forse non è altro che una sorta di diario, il semplice diario in cui da bambina si scrive tutto quel che accade, chi ti ha fatto perdere la testa, che è successo a scuola, chi ti ha sorriso o con quale amica hai litigato; quel diario che col passare degli anni diventa un tentativo di raccogliere i pensieri più preziosi, più profondi, più intimi.
Tuttavia per Lesbia non è solo questo.
Nelle sue pause pranzo, se il tempo lo consente, si siede nel verde Parc de la Ciutadella, a pochi passi dal negozietto d’abbigliamento in cui lavora, per pensare e scrivere ciò che ha dentro. Per questo ha deciso di partire, per poter seguire quel che sentiva di essere. Purtroppo però non riesce ad assecondare fino in fondo questa sua passione, nel tentare di pubblicare qualcosa, come continuamente la esorto a fare.
Le parole che getta sulle pagine bianche sono il suo unico modo di essere se stessa e per ritrovare se stessa. I suoi scritti sono un tentativo, mantenere un legame con suo padre, ormai lontano da anni, da quando decise di scappare e di prendersi la sua indipendenza. Lui per primo le aveva insegnato cosa fosse il silenzio, quel silenzio tanto profondo in cui riscoprire il lavorio degli ingranaggi dei pensieri; lui per primo nelle sue poche ed essenziali parole, l’aveva esortata fin da piccola a scrivere ogni qualunque cosa le passasse per la mente sul suo diario. Lui per primo, probabilmente, riusciva a vedere la luce che aveva dentro. La luce che la ispirava, quella luce che era un’arte per lei. La sua arte.
mercoledì
love tree unfinished


Anche questa sera Lesbia è nuovamente riversa sulle pagine del suo quaderno di Kaos, raffigurante Amadel Bloesem, il quadro di Van Gogh del 1980. Pensa e scrive, pensa e piange, e non capisce che sia meglio fare.
L'intreccio di rami spogli che ama osservare le sembrano descrivere alla perfezione quello che le è appena capitato.
Perché i rapporti devono essere a volte così complicati? Perché si finisce sempre allo stesso punto? Incontra qualcuno, gli piace, si sente piacevolmente coinvolta e colpita, cominciano a frequentarsi e cominciano dei momenti di passione travolgente, inesauribile. Non pensa ad altro, ne è totalmente inghiottita, ma tuttavia, come sempre, questo si affievolisce, la passione e la necessità che essa rimanga presente, a poco a poco scompare; pur restando profondamente legata a questo suo amore, non riesce più a sentire partirgli da dentro, dal cuore, anche se non proprio dal cuore, quella voglia di lui. Ma questa volta non vuole caderci... Scapperà come ultimamente è solita fare, prima che l'inevitabile accada.
Ha già sbagliato una volta e non vuole ripetere i suoi errori, ha già creduto una volta che potesse bastare il suo profondo amore e la complicità tra lei e chi aveva di fronte, per restare felicemente insieme. Ma così non è stato e lui se n'è andato con una più carina, più sensuale e più facile. "Che stupida, che stupida! Credere che un uomo possa rimanere con una donna legato dalla complicità e dai sentimenti! Che stupida!” si ripete.
Infatti nonostante l’amore, la forte complicità, l’affetto che ogni giorno lei gli dimostrasse, la fedeltà che aveva nei suoi confronti,probabilmente, come formulava nei suoi pensieri, “una donna ha anche dei doveri quando sta con un uomo, e cioè far si che quell’impeto puramente fisico e essenzialmente animalesco sia placato e soddisfatto”.
Aveva fallito, il suo animo poetico non era bastato per legare a sé il suo amore, e lui se ne era andato, si era allontanato da lei, si era stancato di aspettare.
Così da allora non riusciva più ad innamorarsi, per paura di ritrovarsi di nuovo in quei discorsi, in quella lontananza fisica che è più necessaria di quanto lei un tempo credesse.
"L’amore è un intreccio di rami
dalle combinazioni incomprensibili e inaspettate
che possono ferire, far sognare e sorridere
per il loro fascino e la loro suggestione.
Ma non ora.
Non stasera.
lunedì
Uomini come Servio Tullio
Non solo per quanto riguarda gli amori, ma anche per gli amici, o il mondo maschile in generale che tende a trasformarsi, con l'arrivo di un nuovo amore, o anche solo di una donna, nei classici zerbini in cui strofinarsi e ripulirsi bene bene i piedi. Per gli uomini pare che questo processo sia quasi inevitabile. Il che, ad un primo sguardo disattento porterebbe a puntare il dito verso la donna che "costringe" a questa sottomissione. Ma, se si pone un pò più di attenzione, forse è l'uomo stesso che dovrebbe tener presente quel che vuole e chi è fin dall'inizio.
Lo stesso è successo al mio amico Servio Tullio. Un nome, un programma.
Carissimo amico di bevute e risate, improvvisamente colpito dalla freccia di cupido si scopre diverso. Non più interessato alle uscite rumorose, non più in cerca di chiacchere consiliere o semplicemente svagate con amici, incapace di allontanarsi da quel suo amore che gli sta attaccato come un cagnolino, anche se in pubblico fa apparire più lui il povero cagnolino bastonato.
Chissà come starà in realtà il povero Servio, se è felice, se era quello che stava aspettando dalla vita, se tutto quello che chiedeva per essere felice era veramente un amore che gli dicesse per filo e per segno cosa fare. O magari è solo colpa del turbinio dell'amore che ti prende e ti porta via.
Lontano.
Anche da te stesso.
In questi casi una cara amica non può dire certe cose, parrebbe soltanto gelosa e poco comprensiva. Per cui deve restare in disparte e sperare che l'amico si accorga presto di ciò che lei sta notando, e deve sperare che non se ne accorga troppo tardi, quando comincerà a pensare, come la maggiorparte degli uomini, che tutto sta andando a rotoli e magari lei potrebbe lasciarlo. E magari nel senso che è proprio quello che sperano, per alleggerire la fatica.