sabato

Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che farlo davvero.




Ho rinunciato a fare e mi sembrava giusto così. ma una parte di me sapeva che era solo la paura a muovermi, o meglio, a tenermi immobile.
Lo faccio sempre, questa è la verità. In realtà non mi si deve dare il tempo di decidere. Spesso e volentieri bisogna decidere il da farsi per me. C'è gente che non lo capisce e mi asseconda e ci sono persone che guardandomi negli occhi hanno già capito tutto.
Per questo sanno che non mi si deve dare troppo tempo, l'hanno capito subito che il tempo non mi serve affatto.

martedì


Uno spiraglio di sole entra dalla finestra.
Ed illumina la mia direzione.

Comincio a prendere forma.
Ho un ruolo e lo aspettavo. Ho un etichetta e ne sono felice.

Il sole è tornato ed ho ricominciato a correre.
Come una pazza vivo le giornate in maniera compulsiva.

Solo un tassello è mancante.
Un unico pezzo potrebbe completare il mio puzzle.
Distolgo lo sguardo dalla bella giornata di sole.
I miei occhi si posano sul mio quaderno e ciò che leggo sembra un monito inevitabile:
"Soltanto l'ardente pazienza, porterà al raggiungimento di una splendida felicità".




lunedì

You can fill my void

Le azioni riempiono i momenti, le giornate, che diventano settimane e poi mesi.
Le persone colorano gli istanti, arricchiscono i rapporti e danno un senso aggiunto all'esistenza.
Una città senza tali incontri è una città senza colori.

Cammino tra la folla, tra i tram in fila uno dietro l'altro come bisce senza coda. Ascolto una musica che scaldi il cuore, spento e avvizzito dal caos, dalla routine e dalla stanchezza delle membra. Le persone ti attraversano come se fossi un qualcosa di trasparente, insistente.
Io proseguo nella mia strada fatta di impegni presi ed ambizioni da soddisfare, imparo, cambio e produco.
"Produrre, produrre, produrre!"
Pare essere il motto della città.
"Lavorare. lavorare. lavorare!"
Quello delle persone che la abitano.
Le persone sono martellate da questi canoni, dai ritmi incessanti e caotici, tanto che decidono di chiudersi nelle loro barricate, siano esse stanze, monolocali, tuguri o prigioni, l'importante è stare chiusi nel proprio individualismo. La gente nelle città scappa, si chiude nel proprio nido, non vuole scoprirsi e mostrarsi.
Non si può essere troppo fragili o sensibili in questo mondo, non si può restare feriti da veloci frasi, dette con poca importanza, senza peso e nessun riguardo. E io mi domando come potrò sopravvivere alla mia voglia di persone, di amore, di condivisione, che malelingue definiscono tendenza a colmare il male di solitudine.
La città offre tanto. La città ha in sé le mille declinazioni in cui prendere forma, la città ha un elenco sterminato di opportunità, opzioni e alternative. Tuttavia quello che ero resta impresso in me, nel mio continuo mutare, crescere e scegliere: resto qui speranzosa che questa sete sia colmata, che il bisogno sia soddisfatto.

E ad un tratto penso a te, che sai colmare ogni mio vuoto.

mercoledì

Incubatori Culturali

L’incubatore culturale stimola l’esperienza stessa, non la saccheggia, la rende fertile, sinergica, cooperativa, aperta, fiduciosa. Il coinvolgimento diretto del pubblico, soprattutto nel caso di un evento musicale, è fondamentale affinché il prodotto culturale, la musica, possa avere un senso e veicolare il suo messaggio. L’economia delle esperienze e il concetto di co-produzione del valore non considerano il pubblico semplicemente come destinatario del prodotto, ma come soggetto che attivamente partecipa alla co-realizzazione e co-progettazione dell’avvenimento ed i soggetti che vi prendono parte diventano in modo democratico parte attiva della costruzione di significato.
Il tema delle relazioni e del rapporto con i propri pubblici di riferimento è una delle sfide portanti ed ineludibili delle organizzazioni culturali per il presente e l’immediato futuro. In un mondo sempre più piccolo, dove i famosi “sei gradi di separazione” potrebbero essersi ridotti per effetto dell’evoluzione di mezzi, strumenti e logiche di comunicazione, focalizzarsi sulla qualità delle relazioni assume una priorità strategica per le organizzazioni culturali e comporta un cambio della cultura gestionale interna, restituendo nuova linfa e probabilmente un senso nuovo al loro agire.

sabato

Mosca Bianca

La casa era improvvisamente avvolta da un silenzio anomalo. Uscendo dalla doccia mi sono resa conto che l’unica presenza rimasta era la televisione al piano di sotto, che produceva uno strano mix di programmi. Mi sono vestita e sono scesa a controllare che succedesse e chi fosse rimasto in quella casa pressoché vuota.

"Che guardi?"
" … "
Lo zapping sembrava volto ad individuare la miglior offerta televisiva per la serata. Che ardua impresa.
"Questo film è molto bello."
Il telecomando digita un altro canale.
"Questo non l’ho visto, è un film d’animazione"
Il telecomando di nuovo cambia film.

Decido di non farmi abbattere da questo episodio di mutismo casalingo - non si spiega il motivo per cui le stesse, rituali ed identiche scene, debbano stupirmi e rattristarmi ogni volta. Decido di farmi un caffè, forse l’amara bevanda saprà contrastare la mia delusione.
Spesso amo il silenzio, ci sono volte in cui sono i per prima ad esserne la principale promotrice, all’interno delle mura domestiche in primo luogo. Ma con lui il silenzio ha un sapore diverso: è vuoto, assenza, spazio da riempire, urgenza, necessità, disagio.

"Hai scelto cosa guardare?"
"…"
"Ohhhh!!!"
"Si – dice – questo"

In realtà so che si sta godendo uno splendido momento di pace. Ha la casa solo per sé e può decidere a suo piacimento come stendere i nervi, per dieci minuti, mezz’ora forse.

Se non fosse per una mosca bianca che gli ronza attorno.

martedì

La neve copre ogni cosa

Cara Clodia,

sono tornata in Patria e tu non ci sei. Sei sola a cercare di costruirti un futuro, in una città che non sei certa di volere fino in fondo.
Fuori nevica. Vengo dalla mite Barcellona e mi ritrovo in una Romagna immobile ed immobilizzata. So che puoi capirmi, ogni tuo ritorno avrà questo sapore.
Qui tutto scorre, come ci è sempre piaciuto che scorresse, come ben pensiamo quando la ricordiamo, le persone sono qui e fanno cose, con o senza di noi. Tuttavia è sempre più difficile, ritornando, trovare un proprio posto, una collocazione, un equilibrio, ormai rotto e spezzato dai cambiamenti.

La neve con un sussurro scende. Ricopre tutto, inesorabile, incurante di cosa o di come.
E tu sarai capace di coprire ogni cosa? Di sotterrare ogni delusione o aspettativa mancata, di far tornare alla luce la tua determinazione assopita e scalfita dall'attesa?
Questa tua continua mania di farti dire dagli altri come stai, come ti vedono e, se possibile, cosa credono tu debba fare; ma lo sai bene che nessuno sa vederti dentro come potresti fare tu stessa. Ad ogni modo, se è questo che vuoi, eccomi qui.
Sei triste Clodia, malinconica e insoddisfatta da oramai troppo tempo. Non sai andarti a prendere la felicità perchè forse stenti a capire cosa possa essere. La posticipi e con essa la tua vita, che tieni chiusa in una parentesi, in un non luogo in cui vivi, ti muovi e fai passare il tempo. Cerchi leggerezza, ottimismo, serenità, ma sono da trovare in ogni giorno, in ogni persona, in ogni luogo.
Sei come un'estranea, una spettatrice. Sei come quando si sta di fronte una splendida nevicata.
Sono qui, nella mia grande casa in mezzo al nulla e osservo lo splendido spettacolo che sa essere la natura. Chilometri percorsi e città esplorate, per ritornare al cospetto della natura e della sua bellezza.
Cara amica mia, smetti di contemplare e di lagnarti. Non c'è bisogno di guardare troppo avanti, a parer mio lo fai solo per non pensare all'oggi, ai doveri e per rimandare, come sei solita fare. Quello che hai costruito, le scelte, le strade che hai preso, sono frutto del tuo impegno e la risposta alle tue volontà.

Per cui, poche storie, apri la porta e ricomincia a correre!

Lesbia

mercoledì

L'andare e il tornare

Solo gli abbracci esprimono il sentimento nella sua interezza.

Non rimane altro da dire persi in un abbraccio senza respiro.

Questa è l’essenzialità che può tutto, la leggerezza che vado cercando.

Semplicemente un abbraccio.

Sto arrivando. Per l’ennesima di non so nemmeno io quante volte, sto arrivando. Scenderò dal treno e forse ti troverò sul binario ad aspettarmi. Forse avrai le braccia spalancate e ci abbracceremo, mi porterai la borsa e io ti seguirò.

Ma ancorà non ti starò amando come posso fare.

Tutto avverrà in modo graduale. Stringendoti la mano ti riconoscerò, in un tenero bacio proverò l’amore. E poi, come se nulla fosse, saremo di nuovo noi, come da tanto tempo siamo, in un modo ogni giorno differente.

La nostra storia è lunga, ma come spesso mi piace immaginare le strade che devo percorrere – probabilmente per renderle più afferrabili e percorribili – è composta da parti, da fasi, da step. Nonostante sia ogni volta spaventata dal cambiamento, dalla necessità di coordinarsi e tornare nuovamente ad essere compatibili, ho ormai capito che anche la paura è una fase necessaria del mio modo di essere.

Ed eccoci allora in macchina insieme, a percorrere una strada, una nuova o la stessa di tante altre volte, vicini, silenziosi, ma insieme.