martedì

La parte dentro al tutto

Percorro la strada e la strada si lascia percorrere.
Le strade sono vuote questa mattina e attraverso la città facilmente, come se niente fosse. Sovente questa grande città è incurante di ciò che le si muove dentro e con essa anche coloro che la muovono. La gente se ne frega di tu che passi e tu che vai, non importa a nessuno che tu abbia un impermeabile rosso e la terra sui calcagni, con un'astuzia sopraffina ti insinui tra le auto con maestria e senza indugio, se non vuoi essere perduto e additabile come lento soggetto forestiero. Solo nel momento in cui il tuo scorrere interferisce con lo scorrere veloce del vicino, gli altri alzano lo sguardo e ti considerano con una sonora e ruggente sonata di clacson.

Non cedo allo smarrimento, stamattina come sempre cercherò ciò che è familiare in una vasta gettata di cemento.
Nuovamente riscopro quell'abitudine, ed in un certo senso attitudine, che fin da bambina mi mi porta a suddividere anche gli spazi più grandi in piccole unità. E' solo l'unione di queste unità, se così possono essere definite, che crea l'intero.
Secondo questo banale principio ogni distanza è percorribile, ogni lontananza è accettabile. La suddivisione degli spazi avviene in primo luogo secondo un principio geografico o di riferimenti puramente territoriali - siano essi negozi, incroci, semafori, strade alberate, ponti d'autore, cartelli autostradali - ogni riferimento è di per sé un traguardo. Di riflesso spesso la colonna sonora di questi percorsi finisce per essere significativa. Come poi accade nella vita.

La città ci porta ad essere delle piccole unità indipendenti. Tuttavia solo in un tutto più vasto, spesso e volentieri, le parti acquistano senso.



mercoledì

Aria di primavera

Testa pesante e affaticata.
Un dolore lancinante crepa le sue emozioni.
Era pronta ad essere felice gioiosa, ora completa.

L'aria di primavera turba la sua mente, indebolisce le sue membra?
Ci sono pensieri latenti che alimentano questa confusione?

E pensare che vorrebbe solo vivere i momenti, con intensità.

venerdì



Le mie parole corrono veloci
le lancio come bolle gioiose,
s'insinuano e innondano chi ho di fronte.
Dovrei fermarmi, vorrei,
ma non riesco se tutto attorno a me tace.

Le persone a volte ti stanno a fianco ed il momento dopo scompaiono,
i pilastri divengono fuscelli e tu capisci che da sola è una cosa da imparare.

sabato

Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che farlo davvero.




Ho rinunciato a fare e mi sembrava giusto così. ma una parte di me sapeva che era solo la paura a muovermi, o meglio, a tenermi immobile.
Lo faccio sempre, questa è la verità. In realtà non mi si deve dare il tempo di decidere. Spesso e volentieri bisogna decidere il da farsi per me. C'è gente che non lo capisce e mi asseconda e ci sono persone che guardandomi negli occhi hanno già capito tutto.
Per questo sanno che non mi si deve dare troppo tempo, l'hanno capito subito che il tempo non mi serve affatto.

martedì


Uno spiraglio di sole entra dalla finestra.
Ed illumina la mia direzione.

Comincio a prendere forma.
Ho un ruolo e lo aspettavo. Ho un etichetta e ne sono felice.

Il sole è tornato ed ho ricominciato a correre.
Come una pazza vivo le giornate in maniera compulsiva.

Solo un tassello è mancante.
Un unico pezzo potrebbe completare il mio puzzle.
Distolgo lo sguardo dalla bella giornata di sole.
I miei occhi si posano sul mio quaderno e ciò che leggo sembra un monito inevitabile:
"Soltanto l'ardente pazienza, porterà al raggiungimento di una splendida felicità".




lunedì

You can fill my void

Le azioni riempiono i momenti, le giornate, che diventano settimane e poi mesi.
Le persone colorano gli istanti, arricchiscono i rapporti e danno un senso aggiunto all'esistenza.
Una città senza tali incontri è una città senza colori.

Cammino tra la folla, tra i tram in fila uno dietro l'altro come bisce senza coda. Ascolto una musica che scaldi il cuore, spento e avvizzito dal caos, dalla routine e dalla stanchezza delle membra. Le persone ti attraversano come se fossi un qualcosa di trasparente, insistente.
Io proseguo nella mia strada fatta di impegni presi ed ambizioni da soddisfare, imparo, cambio e produco.
"Produrre, produrre, produrre!"
Pare essere il motto della città.
"Lavorare. lavorare. lavorare!"
Quello delle persone che la abitano.
Le persone sono martellate da questi canoni, dai ritmi incessanti e caotici, tanto che decidono di chiudersi nelle loro barricate, siano esse stanze, monolocali, tuguri o prigioni, l'importante è stare chiusi nel proprio individualismo. La gente nelle città scappa, si chiude nel proprio nido, non vuole scoprirsi e mostrarsi.
Non si può essere troppo fragili o sensibili in questo mondo, non si può restare feriti da veloci frasi, dette con poca importanza, senza peso e nessun riguardo. E io mi domando come potrò sopravvivere alla mia voglia di persone, di amore, di condivisione, che malelingue definiscono tendenza a colmare il male di solitudine.
La città offre tanto. La città ha in sé le mille declinazioni in cui prendere forma, la città ha un elenco sterminato di opportunità, opzioni e alternative. Tuttavia quello che ero resta impresso in me, nel mio continuo mutare, crescere e scegliere: resto qui speranzosa che questa sete sia colmata, che il bisogno sia soddisfatto.

E ad un tratto penso a te, che sai colmare ogni mio vuoto.

mercoledì

Incubatori Culturali

L’incubatore culturale stimola l’esperienza stessa, non la saccheggia, la rende fertile, sinergica, cooperativa, aperta, fiduciosa. Il coinvolgimento diretto del pubblico, soprattutto nel caso di un evento musicale, è fondamentale affinché il prodotto culturale, la musica, possa avere un senso e veicolare il suo messaggio. L’economia delle esperienze e il concetto di co-produzione del valore non considerano il pubblico semplicemente come destinatario del prodotto, ma come soggetto che attivamente partecipa alla co-realizzazione e co-progettazione dell’avvenimento ed i soggetti che vi prendono parte diventano in modo democratico parte attiva della costruzione di significato.
Il tema delle relazioni e del rapporto con i propri pubblici di riferimento è una delle sfide portanti ed ineludibili delle organizzazioni culturali per il presente e l’immediato futuro. In un mondo sempre più piccolo, dove i famosi “sei gradi di separazione” potrebbero essersi ridotti per effetto dell’evoluzione di mezzi, strumenti e logiche di comunicazione, focalizzarsi sulla qualità delle relazioni assume una priorità strategica per le organizzazioni culturali e comporta un cambio della cultura gestionale interna, restituendo nuova linfa e probabilmente un senso nuovo al loro agire.