mercoledì

Lettera ribollita

Cara Lesbia,

nelle calde notti ho trovato rifugio nella tua stanza. Tutto ha un'altra prospettiva dormendo in diagonale nel tuo letto e la poca corrente che passa da una stanza all'altra arriva tutta nei miei piedi, che nudi ciondolano giù dal letto.
Di tanto in tanto mi siedo sul tuo balcone e fumo sigarette in un rosso posacenere vintage. Sul tuo balcone mi sento davvero in città. Mi riscopro come da bambina una piccola pedina in un mondo di persone, individui, vite. Tuttavia, se da piccola questa consapevolezza mi provocava una strana paura, oggi mi fa sentire meno sola. Tanti balconi animano il tuo cortile, tante vite racchiuse in essi. Loro hanno più pollice verde di noi, c'è da dire.
Il rumorio delle cucine mi fa ricordare che forse dovrei mangiare qualcosa. Lo sai, non amo stare sola e tantomeno cucinare per me soltanto. Il vociare attorno ad una tavola dei tuoi dirimpettai mi fa pensare a noi e alle nostre chiacchiere sul divano, dopo la cena.

Non so quanto durerà ancora la nostra famiglia, il cambiamento è sempre alle porte.
Ma volevo sapessi, che in questa sera, sul tuo balcone, eri con me.

Goditi la vita.
A presto
Clodia

martedì

Il vaso di Pandora


I piedi nudi nella sabbia. Immobili i pensieri, assenti i movimenti. Ascolta il vento del mare che sale e cerca nell’orizzonte un equilibrio piacevolmente perso. Per fortuna la fine del mare è introvabile e nemmeno Plasson riuscì mai ad imprimerla su tela.
Come la vita è alti è bassi, gioia e dolore, finalmente anche Pandora esce da quella larva di mediocrità in cui si sentiva oppressa e persa. Sul suo motorino percorre senza sosta le strade più nascoste ed introvabili, trova chioschetti sperduti al sapore di zenzero, spazi un tempo industriali che ospitano musica di periferia, raggiunge birrette improbabili in angoli refrigerati. Perché la città è bollente e non ci si può mai fermare e spingendo in velocità il suo fedele Scarabino, può sconfiggere anche il più stupido bollore.

E quindi così, tra frenesia, musica, parole, birre e sorrisi anche questa estate passerà viva, vivida e tremenda. Cogliendo il volere del cuore, scopre la sua inesauribile voglia di scoprire i giri più improbabili, così come la necessità di fermarsi, ascoltare, guardare il mare e godere del vento.

Qui, sola, viva e cosciente, apre il vaso e ascolta Il Collettivo Ginsberg colmando i suoi vuoti.

domenica

Solo perché scrivendo tutto si schiarisce.
Come le nuvole che se ne vanno dopo una pioggia estiva.

Il cordone ombelicale è ormai reciso.
La meticolosa cura non è stata sufficiente.

Perché le cose accadono quando devono,
oppure si spengono come cerini.

Ora si tratta solo di ristabilire l'equilibrio.
E tutto avrà - di nuovo -
lo splendido profumo dell'erba appena tagliata.

Lesbia

sabato

Ambivalenza


Lungo il lato destro del Naviglio Pavese, una pista ciclabile porta fuori Milano, dando come l'impressione di immergersi nella periferia e nella campagna - sia chiaro, la sensazione è avvertibile solo da coloro che nella campagna non ci sono mai stati - facendo provare un senso si fuga e di liberazione dalla presenza di quegli alti e imponenti palazzi che rendono la città un orizzonte senza tramonto.
Ci sono giorni in cui il cuore di Clodia è talmente colmo di ansia e irrequietezza, da sentire che l'unica cosa da fare è correre fino a farsi mancare il fiato in quella direzione alla ricerca di Celio. Peccato che questi giorni fossero frequenti e quantificabili, pressappoco, ad almeno due o tre volte la settimana - su questo aspetto ci stava lavorando con una ginnastica Yoga Scaccia Ansia, brevettata da un cugino di Jodorowsky. Ad ogni modo, quando le parole le si bloccavano in gola e non le permettevano di deglutire, quando tra i suoi timidi seni si creava una voragine di angoscia e paura e nella sua testa cominciavano a vagliarsi vorticosamente le molteplici alternative, possibili scelte e tutti gli essere altrimenti, solo Celio poteva fare al caso suo.
La rossa barba di Celio le dava garanzia di saggezza ed ogni parola da lui pronunciata era luce per i suoi momenti di Buio. In realtà Clodia era talmente cretina da ricercare spiegazioni su di sé anche sotto i polverosi tappeti e credere a qualunque passante randagio che dicesse di sapere che le stesse succedendo. Ma questa è un'altra patologia.
In quell'autunnale sabato di giugno appena sveglia, non pensò nemmeno di vestirsi e indossare le scarpe da corsa. Orami era talmente avvezza al correre che non erano necessarie. Uscì dal portone e cominciò a correre lungo quel naviglio, con il fiato che le si spezzava e i polmoni che pulsavano sotto lo sforzo. Al terzo ponte sapeva di dover andare a destra ed addentrarsi nella pianura brulla, e là, dove lo sguardo poteva a malapena scorgere qualcosa, un pozzo e una piccola baracca dimenticata da Dio.
Era lì che abitava Celio e la sua rossa barba. La sua bontà lo aveva costretto ad allontanarsi dal mondo civile. Un tempo voleva essere un portatore sano di obblighi comuni: pianificava democraticamente le fasi di lavoro selle sue api operaie; scherzava con loro e tutti lo ascoltavano e amavano; poi un giorno gli obblighi aumentarono e lui si ammalò. Le api cominciarono ad essere legate alle loro mansioni da delle cuffie che emettevano nelle loro orecchie musica personalizzata. Un documento fu distribuito a tutti e tutti sapevano a quale tortura ognuno di loro era destinato e perché: per Uno musica classica, che si addiceva alla sua troppa obbedienza, per Due un jingle con schiocchi di dita a ripetizione, per Tre solo canzoni d'amore, perché un po' di romanticismo a volte aiuta a partire, per Quattro solo risate sguaiate. Tuttavia fu proprio Quattro a scoprire il modo di scollegare le cuffie, così, facendo finta di ascoltare, riuscì a coinvolgere anche Cinque, Sei e Sette nella rivoluzione, che portò alla capitolazione di Celio.
Oramai sono quattro anni che Celio sta chiuso in questa carcassa di casa. Non si spiega perchè non sia mai tornato nella punta dello stivale. Forse il senso di colpa che sovente parla alle orecchie anche dei meno attenti, continuava ad ammonirlo e punirlo.

Clodia come ogni volta entrò nella bettola col viso rigato di lacrime. Lui ormai non si occupava più di ammonirla sul suo animo incline al lamento e ai piagnistei. Guardandola fissa negli occhi, di quello sguardo che tutto vede e comprende, le disse: "L'uomo contemporaneo deve accettare il fatto che dopo ogni ambivalenza risolta se ne presenta un'altra e che sentirci ambivalenti aumenta la consapevolezza verso il sé, l'ambiente e le nostre possibilità d'azione".

Solo ora Clodia era cosciente di ciò che provava. A piedi sulla strada del ritorno le nubi si erano dissolte e la coscienza di sé stessa le illuminava la via.
Il coraggio va trovato dentro di noi continuamente, in ogni scelta che facciamo - cominciò a pensare.

lunedì


Cuor di leone la chiamavano in giro. Ieri mattina una ragazza dai grandi occhi azzurri l'aveva incontrata dal fruttivendolo e le aveva detto, con gli occhi inondati di lacrime, "Come sei forte". Nella buchetta delle lettere aveva trovato qualche giorno prima un biglietto della portinaia - la Rosa era solita lasciare messaggi ai condomini su dei piccoli foglietti bianchi strappati dal suo taccuino delle lamentele - c'era sù scritto "A te e al tuo coraggio".
I suoi piedi erano cresciuti e cominciavano a darle una nuova stabilità nei movimenti. Aveva smesso di sbattere in ogni spigolo contundente e di cadere per le scale. Tuttavia, come spesso accade, la percezione che si ha di sé è estremamente lontana e indecifrabile rispetto all'immagine proiettata all'esterno.
Come mai anche il più distratto passante scopriva nei suoi occhi un cambiamento inaspettato? La profezia di un padre si era forse avverata ed era questo il momento di spiccare il volo, noncurante delle paure oramai scomparse, ma tenute nel taschino solo per nasconderci di tanto in tanto il volto?

La realtà era ben diversa da quella disegnata e progettata per anni, d'altronde anche il piano meglio definito può avere imprevisti da risolvere, figurarsi per lei che era una donna d'altri tempi.
Ora non le restava che scoprire ciò che stentava a vedere quando si specchiava allo specchio.

mercoledì


Senza i copertoni percorreva le strade veloce. Solo i cerchioni potevano portarla avanti e guidare la sua rotta. Certo è, che in quelle condizioni l'equilibrio era davvero instabile.

Le parole, simil pensieri, continuavano vorticosamente ad affollarle la testa.
Queste, e la rotta, diventarono a poco a poco ingovernabili.
Quell'innata propensione all'attesa era in qualche modo arginata. Ora aveva deciso che sarebbe stata l'azione a governare il suo spirito. Tuttavia le parole che attendeva stentavano ad arrivare e le sue continuavano ad essere deglutite in fondo all'anima.

Giunta alle Poste imbucò la lettera. Senza titubanza saltò sulla sua bici e ricominciò la faticosa corsa.
In essa un breve messaggio che sapeva dove arrivare:
" Ti prego, non lasciarmi andare lontano, perché ho paura di non saper come tornare."

giovedì

Accettazione

Dove sta la lucidità?
Provo a gettarla sulle righe di un quaderno, ma non si trova.

Sono persa in un vortice di scadenze e consegne da ricordare, che si accumulano, affollano. Passo il tempo a metterle in fila una all'altra, cercando di comporre un ordine meticoloso.

Tutto è un disordine da riordinare.
Ma è impensabile rassettare tutto.
Per cui decido di lasciare indietro qualcosa.
Accetto che il mio animo resti in subbuglio ancora un pò.