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martedì

Tributo all'improvvisazione


Prima di uscire e spegnere la sua postazione, ovvero il grande schermo davanti al quale passa le sue intere giornate, aveva l’abitudine di consultare l’agenda degli eventi della sua città. Quella sera i Broken Social Scene in concerto.
Una proposta gli esce dai denti così: estemporanea, improvvisata. Non era solito ad una tale intraprendenza. Ultimi posti in biglietteria, due panini e una birra e sono dentro. Come i piani meglio riusciti, quelli mai progettati.
Il concerto comincia.
Il trombettista si destreggia tra i fiati, il chitarrista sfodera un’armonica, la tastierista svogliatamente passa alle prime linee e intona una voce angelica e penetrante, il cantante dal naso all’insù è un collante di un gruppo talvolta poco coeso.
Lei gli sta accanto.
Ha i capelli lunghi e sciolti. Non balla come una folle, picchietta i piedi e muove timidamente le spalle. Resta con quel suo mezzo broncio ma i suoi occhi sono vivi e accesi come non glieli aveva mai visti. Il suo volto è raggiante di fronte alla musica e all’atmosfera che sa comporre.
Tutto potrebbe in quel momento, ma ancora una volta non riesce a muovere un dito.
Dovrebbe solo cingerle il collo con una mano e tirarla a sé in un bacio deciso. Tutto il resto verrebbe di conseguenza.
Poi lei lo guarda e a lui si piegano le ginocchia.
In un attimo capisce.
Ci sono volte in cui le cose non capitano perché non devono ed altre che bisogna andarsele a prendere.

Libera volpe

Con passo veloce e concitato se ne ritorna da dove è venuta. Teresa cammina fra la folla, tra i tram in fila uno dietro l’altro come bisce senza coda. La vedo dall’alto della mia finestra arancione, al quinto piano, e da questa prospettiva il suo andare potrebbe sembrare una fuga.
Fugge.
Dai quei luoghi che sono non luoghi, da quei bar che sono gli stessi di ieri, da bevute quasi rituali, da una musica liberatoria, ma ridondante, senza anima né significato, da incontri che incontri non sono, da amicizie non approfondite e teneri interessi spenti come cerini. In fondo lei non sta facendo altro che camminare.
Conscia della sua missione e della natura che porta dentro, sa bene che la fuga non è un atto di liberazione.
Quel ragazzo che per provenienza, segno zodiacale o carattere è subdolo, chiuso al nuovo. Lui che si relaziona con sfuggevolezza, critica, malafede, egoista nei modi e nei pensieri: non fa altro che creare una subdola tirannia che si insinua come un tarlo dai denti cariati.
Il pianoforte di Giacomo Toni accompagna in sincronia il suo andamento.
Lo senti strimpellare, do fa, mi min, un accordo di La 7… ha una voce grossa che graffia i bemolle.
Alza lo sguardo e un occhio punta dritto a Memphis. Strabismo creativo.
Teresa si lascia alle spalle l’estate, con le sue presunzioni e deboli illusioni. La rivoluzione avviene quando meno te lo aspetti e anche se Teresa non lo sa, noi le auguriamo Libera volpe in libero pollaio.

Il vaso di Pandora


I piedi nudi nella sabbia. Immobili i pensieri, assenti i movimenti. Ascolta il vento del mare che sale e cerca nell’orizzonte un equilibrio piacevolmente perso. Per fortuna la fine del mare è introvabile e nemmeno Plasson riuscì mai ad imprimerla su tela.
Come la vita è alti è bassi, gioia e dolore, finalmente anche Pandora esce da quella larva di mediocrità in cui si sentiva oppressa e persa. Sul suo motorino percorre senza sosta le strade più nascoste ed introvabili, trova chioschetti sperduti al sapore di zenzero, spazi un tempo industriali che ospitano musica di periferia, raggiunge birrette improbabili in angoli refrigerati. Perché la città è bollente e non ci si può mai fermare e spingendo in velocità il suo fedele Scarabino, può sconfiggere anche il più stupido bollore.

E quindi così, tra frenesia, musica, parole, birre e sorrisi anche questa estate passerà viva, vivida e tremenda. Cogliendo il volere del cuore, scopre la sua inesauribile voglia di scoprire i giri più improbabili, così come la necessità di fermarsi, ascoltare, guardare il mare e godere del vento.

Qui, sola, viva e cosciente, apre il vaso e ascolta Il Collettivo Ginsberg colmando i suoi vuoti.