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sabato

Sabato e laMENTA


C'è odore di menta, in questo sabato pomeriggio.
Svogliatamente penso alle cose da fare, con la consapevolezza che la lista oggi non sia particolarmente obbligatoria. Mi piacciono questi momenti, in cui procastinare è lecito.

Il nostro pranzo per tre si è appena concluso e restiamo qui. Io e gli uomini della mia vita.
Ognuno nel suo angolo preferito della casa decide come proseguire la sua giornata.
Solitaria.

Mio padre sale sul suo tosaerba.
Questi momenti nella natura credo lo riportino alle sue origini. Al padre che se n'è andato e la madre che curava l'orto. Io lo guardo e sono felice di lasciarlo senza parole, senza le domande che a volte nemmeno io so fargli, senza turbamenti. Solo in mezzo al suo prato lo vedo leggero e felice.

Mio fratello è in cuffia oggi. E' diventato un collezionista di momenti e lo osservo in questo. Divide le sue giornate in pillole da gustarsi, in parentesi ben studiate, che solo un ingegnere potrebbe incastrare con tale maestria. Quando il relax non è congenito, è necessario pianificarlo.

Esce il sole. Sposto il tavolo per prendermi tutti i raggi che, da nuvole indefinite, riescono a farsi posto.
E resto qui, a guardarli.
Come la scimmietta di mio nonno, che abbracciandosi le gambe, se ne sta raccolta e silenziosa in giardino.

lunedì

Biba


Cochi cochi coooo. Cochi cochi.
Cochi cochi coooo. Cochi cochi.
Cochi cochi coooo. Cochi cochi.
Cochi cochi coooo. Cochi cochi.

La tua voce mi riecheggia inconfondibile nelle mie orecchie.
Te ne sono rimaste poche di galline. E la mamma dice anche che non vada bene mangiare le loro uova.

Continui a chiamarle quelle galline. Chiusa in quella gabbia che è la tua malattia.
La stanza è assolata. Dall'ampia finestra entra la luce. Tu la guardi, ma chissà che ci vedi.
Ti dico che fuori è una bella giornata, seppur faccia freddo.
Ma tu sei indaffarata, non hai tempo per starmi a sentire.
- Ma che fai? Aiutami, che i bambini devono mangiare - mi dici.
Io ti assecondo. Mi da troppo dispiacere farti accorgere che quei tempi sono passati. Che oggi le nostre giornate sono di corsa e i tuoi bambini sono cresciuti, che non sono più nell'aia a correre, come tu li vedi.
Non lo chiami più Enno. Una parte di te sa che non è più lì ad ascoltare. A vederti non riconoscerlo. A scuotere la testa dal dispiacere. Ti aspetta altrove. No, non è andato nel fiume e nemmeno al bar, non è nel campo.
Ti chiamo. Ti saluto. Ti dico che ti voglio bene. Non te l'avevo mai detto.
Tu sembri trasalire - Anche io biba - mi dici.

Guardo quella stanza.
La luce continua ad entrare, ma tu non ci sei.
Quella vita, spesso tanto difficile, che abitava queste mura, se n'è andata.
Non sarete più a questa tavola.
Non sarete più sui gradini dell'ingresso e neppure sotto il grande albero in cortile.

Ma finalmente sarete liberi. E tutti e tre insieme.



Buoni propositi

Carica dei suoi bagagli, delle sue vittorie settimanali e dei suoi soliti buoni propositi, Clodia torna ai suoi prati, ai suoi silenzi, ai suoi amori che le scaldano il cuore. Corre entusiasta verso il silenzio che domina i suoi luoghi più cari, il silenzio che caratterizza i luoghi della sua infanzia, quel silenzio dove le è quasi possibile sentire la volontà del suo animo. Un silenzio che dove ora vive è impossibile da trovare, in quella grande città, più grande di lei e delle sue aspettative, a cui lei vuole dare solo il significato di una parentesi passeggera.
Sale su quel treno con l'entusiasmo e la consapevolezza che una volta arrivata sarà a casa.
Ed eccola lì, quindi, tra le sue mura di casa. Convinta che non fosse altro che quello che aspettava.
E lo è, è lei, la sua casa. Anche se non sa più dove siano i buoni propositi che la animavano appena partita. Le sembra impossibile che siano passati solo pochi giorni da quando si era promessa di professare e dimostrare il suo amore ai suoi cari, di essere un pò meno chiusa e schiva del solito, di fargli arrivare al cuore di coloro a cui vuole bene, almeno per una volta, quello che aveva sentito mentre era lontana.
Ma era qui, ora era qui, e si sentiva paralizzata nel farlo, incapace, colpita da non so quale blocco che le impediva di essere quell'eruzione di affetto che aveva promesso a se stessa.
Chissà per quale motivo si lasciava infastidire dalle solite cose, a cui tante volte pensava con tenerezza quando era lontana. Che cose incredibili riesce a fare la lontananza, la mancanza, semplici gesti che spesso irritano e infastidiscono, finivano col essere pensati con malinconia.
Forse il segreto sarebbe tenere strette quelle sensazioni, quella mancanza che si avverte nell'essere altrove, per poi sfruttare al meglio questo tempo che si ha a disposizione. Questo tempo ormai fatto di semplici parentesi.
Di nuvole passeggere.