venerdì

giovedì




Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorges Luis Borges

mercoledì



















Maledetto Chiodo fisso.
Attaccato alla testa,
quasi fosse una sanguisuga
impedisce di pensare in modo consapevole.

La dipendenza dalle presunzioni
non permette di agire in modo invulnerabile.
Ci sarà odore di cerino spento
senza che nessuna fiamma sia mai stata accesa.

martedì

Quando l'inaspettato ti cade addosso

il resto

palliativo che colora la quotidianità

si ridimensiona.




venerdì

Piero aveva uno sguardo vivido e luminoso.
Una luce illuminava il suo viso, di quella luce che esprime spensieratezza e volontà di vivere la vita appieno. Un pizzico di furbizia ed un sorriso solare.
Suo fratello cela quello stesso sguardo sotto i turbamenti che la vita ha sedimentato in lui.









Non mi ricordo quasi più di lui. Anche perché non l'ho conosciuto.
Lui non voleva parlarmi e nemmeno salutarmi.
Ed io non ho mai preteso che lo facesse.

giovedì

Animale


“L’animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai - si prende tutto, anche il caffè - mi rende schiavo delle mie passioni - e non si arrende mai e non sa attendere - e l’animale che mi porto dentro vuole te.”

Un sorriso aprì il viso suo viso. Anche lei portava dentro un Animale fastidioso e doveroso. Tutto taceva di giorno, il sole scaldava il suo cuore e la brezza sapeva portare via anche i più tiepido e stupido pensiero. Le sue giornate correvano ad una velocità che le piaceva cavalcare, amava non fermarsi mai a respirare. Ci sarebbe stato il tempo e il silenzio dovuto per farlo.

Era nella notte che l’animale che portava dentro pretendeva di prendere voce. Nel torpore delle lunghe notti metropolitane, l’Animale voleva far bisbocce con le genti che affollavano le strade sotto casa e si ostinavano a non spegnersi mai. Lui urlava imperterrito, in sembianze di tosse notturna, che rispondeva all’urgenza di venir fuori in un qualche modo.

Quella lontana notte osservarono la pioggia a lungo, come due voyer che più che stare in una stanza la guardano e non la vivono. Vivere non è difficile, ma bisogna imparare a farlo.

A questo l’Animale si riferiva. Voleva costringerla a trovare il coraggio di farlo, senza finzione, senza giustificazioni, ma per il semplice piacere di sentirsi in questo mondo.

mercoledì

Lettera ribollita

Cara Lesbia,

nelle calde notti ho trovato rifugio nella tua stanza. Tutto ha un'altra prospettiva dormendo in diagonale nel tuo letto e la poca corrente che passa da una stanza all'altra arriva tutta nei miei piedi, che nudi ciondolano giù dal letto.
Di tanto in tanto mi siedo sul tuo balcone e fumo sigarette in un rosso posacenere vintage. Sul tuo balcone mi sento davvero in città. Mi riscopro come da bambina una piccola pedina in un mondo di persone, individui, vite. Tuttavia, se da piccola questa consapevolezza mi provocava una strana paura, oggi mi fa sentire meno sola. Tanti balconi animano il tuo cortile, tante vite racchiuse in essi. Loro hanno più pollice verde di noi, c'è da dire.
Il rumorio delle cucine mi fa ricordare che forse dovrei mangiare qualcosa. Lo sai, non amo stare sola e tantomeno cucinare per me soltanto. Il vociare attorno ad una tavola dei tuoi dirimpettai mi fa pensare a noi e alle nostre chiacchiere sul divano, dopo la cena.

Non so quanto durerà ancora la nostra famiglia, il cambiamento è sempre alle porte.
Ma volevo sapessi, che in questa sera, sul tuo balcone, eri con me.

Goditi la vita.
A presto
Clodia