mercoledì

A Marinella

Marinella ama i colori, ha voce sonante e il suo moto é incline all'esagerazione, intesa in quell'attitudine che da colore alla vita e rende consapevoli i momenti vissuti, la sua esistenza é riempita di parole, persone, racconti.
Anche a lei il piccolo paesino stava stretto, per questo decise di fare i bagagli e respirare aria nuova. Lasciò il suo nome in pegno a sua madre e suo padre e si creò una nuova vita.
In cuor suo sapeva che anche se tutto il passato fosse oramai lontano, se una parte di esso se n'era andato, tutto quel che un tempo era restava impresso in lei come una cicatrice che firma i momenti e ferma gli istanti. Le persone anche da lontano, restano in viaggio con noi nelle scelte, nei cambiamenti e negli incontri. É così che saprà accogliere al meglio i nuovi venuti e tenere stretti a sé coloro che se ne sono andati.
Il suo fratello maggiore continuava a vegliare su di lei e a dosare i suoi sentimenti per far si che la sua forza fosse anche di coloro che aveva in protezione, quasi come se la sua cura fosse da una vita una questione di importanza secondaria. Il fratello più piccolo ogni notte passava a posarle una mano sulla testa e, aprendo il suo volto in un sorriso, le ricordava quanto fosse bella la vita.
Quella notte una nuova consapevolezza seppe donarle sogni tranquilli, ovvero la certezza che la vita, nel suo insieme, fosse una fantastica centrifuga di esperienze.

venerdì

giovedì




Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorges Luis Borges

mercoledì



















Maledetto Chiodo fisso.
Attaccato alla testa,
quasi fosse una sanguisuga
impedisce di pensare in modo consapevole.

La dipendenza dalle presunzioni
non permette di agire in modo invulnerabile.
Ci sarà odore di cerino spento
senza che nessuna fiamma sia mai stata accesa.

martedì

Quando l'inaspettato ti cade addosso

il resto

palliativo che colora la quotidianità

si ridimensiona.




venerdì

Piero aveva uno sguardo vivido e luminoso.
Una luce illuminava il suo viso, di quella luce che esprime spensieratezza e volontà di vivere la vita appieno. Un pizzico di furbizia ed un sorriso solare.
Suo fratello cela quello stesso sguardo sotto i turbamenti che la vita ha sedimentato in lui.









Non mi ricordo quasi più di lui. Anche perché non l'ho conosciuto.
Lui non voleva parlarmi e nemmeno salutarmi.
Ed io non ho mai preteso che lo facesse.

giovedì

Animale


“L’animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai - si prende tutto, anche il caffè - mi rende schiavo delle mie passioni - e non si arrende mai e non sa attendere - e l’animale che mi porto dentro vuole te.”

Un sorriso aprì il viso suo viso. Anche lei portava dentro un Animale fastidioso e doveroso. Tutto taceva di giorno, il sole scaldava il suo cuore e la brezza sapeva portare via anche i più tiepido e stupido pensiero. Le sue giornate correvano ad una velocità che le piaceva cavalcare, amava non fermarsi mai a respirare. Ci sarebbe stato il tempo e il silenzio dovuto per farlo.

Era nella notte che l’animale che portava dentro pretendeva di prendere voce. Nel torpore delle lunghe notti metropolitane, l’Animale voleva far bisbocce con le genti che affollavano le strade sotto casa e si ostinavano a non spegnersi mai. Lui urlava imperterrito, in sembianze di tosse notturna, che rispondeva all’urgenza di venir fuori in un qualche modo.

Quella lontana notte osservarono la pioggia a lungo, come due voyer che più che stare in una stanza la guardano e non la vivono. Vivere non è difficile, ma bisogna imparare a farlo.

A questo l’Animale si riferiva. Voleva costringerla a trovare il coraggio di farlo, senza finzione, senza giustificazioni, ma per il semplice piacere di sentirsi in questo mondo.