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domenica

Caschetto

Cominciò tutto con un caschetto.

Quante volte aveva fatto quel gioco di piegarsi i capelli all’insù, come fossero corti e guardandosi allo specchio capire come poteva essere altrimenti. Poi un giorno aveva preso le forbici dal cassetto e con un taglio netto mise fine a quanto aveva in sospeso.

Così è. Si procrastina all’infinito, ci si perde in labirintiche supposizioni e contingenze.Tuttavia ad un tratto, tutto diviene chiaro. I cambiamenti ne sono la conseguenza.

A questo punto, si erano incontrati.

Il tipico bar dell’adolescenza di campagna. Dove inizia e finisce ogni serata, ogni giornata. Vecchi ai tavoli a giocare a marafone, ragazzini accodati al biliardo che fingono di saperne e bevono coca e rum, aspettando che il primo patentato li porti ad una discoteca della riviera.

Lei entra raggiante. Un tempo sarebbe stata vergognosa di sfoggiare cotanto cambiamento. I ragazzi sono al bancone a prendere il caffé e l’ammazza e si aggrega a loro. Guido la guarda, come fosse la prima volta ed è così che si conoscono, o meglio, si riconoscono.

Ecco le parole, una dopo l’altra, gli sciogli lingua i ghiaccioli di limoncello la musica gli amici le risate gli sguardi i giochi di parole le riflessioni sulla vita la terra che lega a sé lo spazio e il tempo.

E’ vero. Se doveva pensare ad un punto d’inizio era quello.

Quel caschetto.

lunedì

La strada di casa


Uscendo di casa, cammina a passo veloce di fronte a quella casa custode di tanti ricordi.
La nonna caricava le biciclette di quei due piccoli bambini, come fossero due muli da soma. Poi la loro madre quando tornavano verso casa, sbraitava all'impazzata, ma come le si poteva dire di no: quei campi erano la sua vita e regalare qualcosa di genuino era per lei l'unico modo di mostrare il suo affetto. Quello, e i suoi sorrisi.
Il nonno non era oggi sotto al grande albero, ad aspettare qualcuno che sarebbe venuto a fargli compagnia. Non avrebbe più sfoggiato uno dei suoi maestrali musi lunghi. Ma in fondo per lei, lui sarebbe sempre restato ad aspettarla sotto quell'albero.

Le strade di campagna sono così. Si lasciano percorrere silenziose, custodi dei pensieri. Il tempo scorre lentamente e inconsapevolmente, la natura cambia col passare delle stagioni.

I denti erano caduti, tutti insieme, numerosi. Triste presagio del cambiamento alle porte e le porte si erano chiuse, come volevasi dimostrare.
La confusione, l'insicurezza, la paura, l'incoerenza. Il mulinare delle indecisioni, il vorticare dei ricordi da accantonare, il desistere delle convinzioni. E poi una direzione, seppur dolorosa, era presa. Col dolore e lo smarrimento che comporta.

Ma oggi è diverso.
Raccoglie una foglia gialla da terra, la scrive con un pennarello nero e la infila nel suo scardinato taccuino di vita.
Non capita tutti i giorni di sentirsi così, in un fermo immagine che possa esprimere la serenità.
Ed eccolo arrivare quel momento. In una strada di campagna, lungo il rivale del fiume la serenità arriva.
Ferma, lungo il sentiero, dove è visibile la partenza, ma non l'arrivo, la musica fa risplendere anche il più debole sole alle porte dell'inverno. Come in una scena di un film una carrellata circolare mette a fuoco tutti i punti di vista, ed anche Clodia ora può vedere ciò che tutti le raccontavano, e anche oltre.

Non sono frequenti tali momenti magici, per una volta non cammina, non corre, non scappa.
I suoi piedi sono ben radicati e pronti a ripartire.

giovedì

cominciare

forse a volte cominciare, fare il primo passo potrebbe essere l'unico modo per riuscire... per afferrare i propri sogni, per far si che non restino solo sogni ma diventino realtà. forse è per questo che ci sono le insicurezze, che si soffre o si è colti da un forte senso d'ansia: forse queste emozioni sono lì proprio per essere superate. per essere vinte. e a volte forse basta meno di quel che ci si aspetta per vincere. per essere un istante, un giorno, anche solo in poche parole...
fra le nuvole...